29/12/2008, ore 01:26

C'è un tempo per tutto.
Un tempo per la saggezza, un tempo per la follia, un tempo per l'estasi, un tempo per l'epifania.
Un tempo scandito dal tuo respiro... sì... proprio il tuo... il tuo di te che leggi e conti i secondi con cuore e sangue e ossigeno dentro la tua testa.
C'è un tempo per tutto, anche per i commiati.

E commiati ce ne sono molti e sono silenziosi, sottili come spilli.

Immagino sia abbastanza ovvio che no, non è più tempo per questo blog...
not anymore.
C'è un cambiamento in corso e devo segnarlo come ho fatto sempre, con un cambiare di pelle e profumo.

Ecco che allora scrivere qui non ha più senso.
E' iniziato in un modo, finisce ora questa avventura fatta, dobbiamo dirlo, quasi sempre di sottile disperazione e speranza.
Non cambia nulla, in realtà. Resta sempre tutto uguale a me stesso.

Ma cambia la città, cambia il mondo che mi circonda.
E voglio celebrarlo così, smontando il circo e ricostruendolo altrove.

www.zombieglam.com

Sarà la mia nuova casa. Non a breve, sappiatelo. Che il tempo che ho è troppo poco.
E ancora devo decidere di che colore fare le pareti (ma ho già una mezza idea).
Ma conto di riuscire e sviluppare il tutto in un paio ci settimane e poi si riparte.

Tenete pronti i vostri bookmarks. Qui ogni giorno è un piccolo orgasmo che voglio dipingere a vostro uso e consumo.
Con tratti acidi e pastelli secchi. E forse pure qualche goccia di sperma.

(Si accettano consigli su entrambe i fronti)

vostro ancora
Zombi3glam

zombieglam
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27/11/2008, ore 14:55

Procede così la vita del moderno globetrotter londinese:
sveglia antelucana, colazione di banane e pane integrale, lavoro, lunch time at waitrose, lavoro, tea break con muffin, lavoro, going home by the underground. poi si dorme e si sogna chi non si dovrebbe sognare (evidentemente l'inconscio batte sempre dove il dente duole. ci vorrà un analista junghiano prima o poi).
poi si mesce e si ripete il giorno dopo. all over the week.
e per ora non è nient'altro che divertente. divertente vestire signore attempate con colori sgargianti perché stanno bene, divertente in fondo essere al servizio di chi ha quattro soldi da spendere e soprattutto voglia di chiaccherare mentre lo fa. che sia giapponese e lappone o whatever. il melting pot è sempre dietro l'angolo ed ha voglia di esprimersi nel suo inglese sgangherato.

Londra tocca momenti di puro splendore:
un cup cake al limone con glassa alla lavanda
un giapponese che suona il banjo e canta robetta anni cinquanta alla stazione della metro
e anche altre cose che ora non ricordo perché non le fotografo.

ma da domani sì, giuro. da domani scrivo tutto, fotografo tutto. non devo perdere una briciola, non devo perdere un sogno.
il lavoro non lascia tempo per altro che essere stanchi durante i giorni off. ma va bene alla fine.
troverò casa a breve, spero, e sarà tutto meglio.

mi ride anche il culo in certi giorni.
e con la canzone giusta non ho bisogno d'altro.
zombieglam
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17/11/2008, ore 16:08

E la traversata comincia. Così... impetuosa, selvaggia, cattiva, sconvolgente.
E mi ritrovo senza un pensiero che non sia d'ansia, senza un momento che non sia pieno.
Un errore solo, uno soltanto. Ed ora non mi appartiene più il tempo. E' d'altri.
Ecco come morde questa città. Con veleno vero.
Ti tiene incollato qui e ci devi restare anche se non hai speranza per l'oggi o per il domani.
E devi vivere così, col respiro trattenuto nel petto, contando l'oggi e mai il domani.
Chissà per quanto? Ah lo so ora, lo so. Ha un tempo l'attesa, ha un tempo il mio dovere.
Ha un tempo.

Sono grande ora. D'improvviso. Non sono cresciuto di un etto o di un centimetro o di un anno.
Ma non posso più fare quello che voglio, devo fare quello che devo.
Come una magia malvagia, una maledizione.
Welcome to hell, welcome to hell, cantano sirene vestite di petrodollari.

Allora non devi pensare, che per me è impossibile.
Allora devi chinare la testa ed obbedire, che per me è tremendamente facile.

Ma questo rende tutto più vero in qualche modo. Rende i sogni più distanti e meno possibili, ma ancora più agognati. Ancora più belli, ancora più crudeli.

Tendi le braccia
E ti resta in mano
Niente


zombieglam
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04/11/2008, ore 22:12

La musica.
La musica che ascolto quando sono felice
La musica che ascolto quando sono triste
La mia musica
La musica di quando dormo e mi sveglia Nico
La musica del giorno prima, che ti resta dentro per un'ora o due
La musica che non puoi ascoltare, perché è troppo
La musica che fanno le tue scarpe a volte
La musica che scorre dolce come succo d'uva
La musica che sa di notti e giorni di fuoco e fiamme
La musica che ti entra dentro un poco alla volta
quella che invece ti apre come un fiore
Musica affamata di nuove note
Musica che freme e vuole solo farti venire
Musica per scopare
Musica per amare
Musica per giocare ancora
e fare finta che tutto sia bello
ancora una volta

 

La musica, sempre la musica.
Dove c'è musica sono io.
Una canzone stonata, con tante note una dietro l'altra.
Con un coro che sembra quasi ridere o piangere a volte
e forse uno xilofono anche.
Musica per orecchie che ancora non ci sono.
Musica da non ascoltare troppo sennò si consuma.
Musica per tutti quelli che sanno ancora ascoltare.
zombieglam
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27/10/2008, ore 10:24

Si fa fatica a respiare qui, a volte. L'aria è spessa come melassa.
Si fa fatica anche a sorridere. L'aria e greve come un coperchio.

Sulla metro si incontrano sguardi di incredibile cupidigia. Ma nessuno ha il coraggio mai di aprire bocca o dire qualcosa. Solo ieri quel ragazzo ha sorriso (forse era un "sì parlami, sì guardami"?). Aveva mani bellissime ed un orologio giallo limone.

Non c'è contatto in questa città, non c'è vicinanza per ora.
Siamo una danza di solitudini che viaggiano verso il luogo dove devono andare.
Generalmente lavoro, a volte un club.
Altre volte l'agognato tugurio che chiamiamo home.
Per chi ha la fortuna di averne uno, ovviamente,
Ovviamente.



Eppure c'è magia nelle sale da té con scones minuscoli e sandwiches al cetriolo. Nei musei che di giovedì chiudono alle undici. Nei mercati coperti dove sopra passa il treno. Nei segreti vicoli che trovi dietro l'angolo e sembra di essere dentro Mary Poppins davvero. La stessa magia che si trova egli occhi di chi in fondo ha ancora speranza.
zombieglam
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22/10/2008, ore 01:24

Esco fuori dal negozio, dopo il mio turno. Tutti sono sempre gentili ed allegri ed io non ho ancora ben capito perché. Esco e sono su Regent's street, non mi ci vuole niente per voltarmi e vedere le nuove vetrine di Liberty, dove donne animali e colorate fanno da Muse in improvvisate stalle o nidi.
Ancora pochi passi e c'è Carnaby Street, con la sua allure di vicoletti colorati e marche di vestiti che no, non mi piacciono per niente. E però continuo a sorridere.
Arrivo infine a Piccadilly Circus e faccio un paio di telefonate. A Piccadilly praticamente tutti sono italiani e tutti parlano sensa sosta.
Mi avvio infine verso la metro a passo svelto nelle mie nuove scarpe super cheap di Primark.

Ancora non ho una casa, ancora non so niente del futuro. Ancora sono qui a chiedere (anzi forse ormai elemosinare) un abbraccio o qualcosa che anche soltanto gli assomigli.

Eppure c'è qualcosa che non so nell'essere a Londra, nel poter passeggiare dieci minuti su per Regent's park e fare un salto da TopMan, anche solo per guardare.
Perché non sono i soldi che contano, no davvero. Qui l'unica cosa che importa è il tempo.
Impegnati come si è a sopravvivere, a Londra tutto ha un tempo, prima che un costo.
Un tempo scandito da bus e tube, un tempo scandito dai passi che ti occorrono per raggiungere il luogo di lavoro. Tempo che ti ritrovi tra le palle mentre lavori, perché è lunch time e dopo aver mangiato l'ennesimo sandwich, hai tempo per leggere. Tempo per pensare.

Il vero lusso qui è il Tempo. Perché i poveretti come noi non ce l'hanno e sono qui a servire chi invece ce l'ha e può permettersi quel che desidera.

E però mi piace molto essere lì, chiedere se necessitano di un consiglio, portare la taglia giusta. Mi piace ordinare le cose con maniacale perfezione e mi piace il rumore della carta velina che usiamo per dare alle maglie piegate una certa "texture".

Mi piace essere in questa città, anche in tempi non così propizi come un tempo.
Mi piace poter decidere che domani, nel pomeriggio, mi godrò il lusso di una visitina Bastet nel padiglione egiziano del British.
Anche se ancora devo imparare a memoria la giusta preghiera.

(E questa è la musica che avevo in mente... anche se non so bene perché)
zombieglam
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11/10/2008, ore 14:15

Reggetevi forte bambini.
Il Meltdown è iniziato.



E pare che la crisi del '29 al confronto siano quisquiglie.

zombieglam
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