colonna sonora: il ballo del potere, battiato (gommalacca)
non sempre accade di potersi guardare dentro con chiarezza. resta sempre una sottile foschia ad adombrare il nostro sguardo, il nostro occhio fugge quello che è meglio non toccare o vedere o smuovere, pena un crollo di qualunque genere.
ricordo un tempo in cui divertirsi aveva un senso. sembra ieri ma non lo è, affatto. ascoltavo canzoni che non ascolto da anni e mi facevano compagnia mentre esploravo corpi o lasciavo che qualcuno esplorasse il mio. oppure indulgevo nel mio sport preferito: collezionare cuori.
poi qualcosa s'è rotto e fino a ieri non avevo perfettamente capito cosa fosse... uno dopo l'altro i piaceri che con devoto edonismo andavo ad esplorare sono svaniti, un nome dietro l'altro ho dimenticato, abbandonato, volti e mani impudiche per cercare una pace che, purtroppo, non ho trovato.
nel mio chiudermi in me stesso mi restano ora a farmi compagnia le mie paranoie a cui, col tempo, si sono aggiunte anche piccole fastidiose quanto croniche malattie. la mia lotta contro tutto questo consiste semplicemente nel chiudermi ancora più dentro me stesso, nella speranza di trovare qualcosa che ora penso non ci sia più... ho fame di silenzio e tristezze, una fame senza fine o limiti.
tutto questo non ha avuto un vero inizo e conseguentemente non so se avrà una vera e propria fine. ricordo che un mattino mi sono alzato da un letto sfatto che non era il mio ed ho guardato il sole appena sorto di mattina ed ho pensato: "e se..."
ai tempi la mia paranoia prese le sembianze del terrore di aver contratto chissà quale malattia sessualmente trasmissibile... paranoia non sedata nemmeno da successivi test al riguardo. ma presi quella paranoia per quello che era, un'evoluzione della mia già enorme ipocondria, e quindi presi a diradare i miei incontri sessuali fino ad eliminarli completamente. ma ancora non bastava. e mi inventavo speranze di amori a prima vista, di ingenue emozioni nate al sole delle calde estati bolognesi. e neppure quello mi bastò perchè non trovai alcun tipo di soddisfazione di quel mio desiderio di emozioni.
così un'altra mattina, questa volta nel mio letto rosso ciliegio ancora immacolato, chiusi il rubinetto con un movimento lento, da sinistra verso destra diedi una chiave di volta ad ogni cosa.
anche lì persi molte conoscenze. al tempo sostenni che i veri amici si sarebbero visti in quel momento di difficoltà... in realtà era solo una mossa per scremare quel poco di vitalità che i miei già pochi amici ancora mi regalavano.
finchè arrivamo ad ora, al mio vivere recluso a soffrire di un male nuovo e mai ancora studiato: la dipendenza dalla mia solitudine, coadiuvato dal mondo eterogeneo ed enorme del popolo della rete (una nuova forma di socialità o la morte di ogni socialità, who knows?)
ma tutto questo ebbe inizio quella mattina, con il corpo ancora in fiamme per essersi sfregato troppo contro lenzuola spiegazzate... ebbe inizio quando si ruppe un bene prezioso che non ho più ritrovato: la fiducia in me stesso, la fiducia negli altri, in una parola sola La Fiducia.
persa quella mi ritrovai come solo, senza accorgermene, e pian piano mi scavai attorno la solitudine che pensavo di meritare.
oggi, dopo aver ascoltato quelle musiche di un passato ormai davvero lontano, mi chiedo come ho fatto a rinunciare a tutto quello a cui ho rinunciato. perchè ora, ed è questa la cosa veramente grave, non mi manca. è come se intorno mi fossi creato un bozzolo così spesso e duro che nulla, nulla mi tocca perchè ormai non ho fiducia in nulla e sono pronto a ricevere ogni tipo di disgrazie. e non trovo alcuno modo per provare ad uscire da tutto questo...
insomma... a noi zombie, attualmente
leopardi ci fa una dannatissima pippa.
poi si aggiungono i pensieri
con un movimento indipendente
dalla testa dalle gambe
con un movimento dissociato
dalla testa dalle gambe
gli aborigeni d'australia
si stendono sulla terra
con un rito di fertilita'
vi lasciano il loro sperma
Il tempo inesorabilmente passa. Gli imperi nascono, crescono e muoiono. Le persone cambiano, i giorni si allargono o si rimpiccioliscono e le stagioni seguono una danza che non è più quella del buo vecchio Vivaldi.
Ogni cosa in qualche modo muta, asseconda il tempo e il suo passare senza trattenersi, a volte festeggiando l'arrivo di questo grigio padrone e delle sue figlie o piangendone la dipartita. Persino al ristorante greco hanno cambiato cuoco ed ora le polpettine di zucca e feta non sono più le stesse... erano più buone una volta, lo giuro.
In questa marea che si assottiglia verso l'infinito non mi sento al centro di nulla, non sento di cambiare nè di mutare. Mi sembra di vivere sempre le stesse cose, le stesse giornate dal cielo pesante e grigio, lo stesso sole estivo che si approssima a chiudere i suoi occhi per lasciare spazio ad una notte dolce ed aspra. Eppure forse anche io non sono lo stesso di qualche tempo fa...
Ogni cosa ha un inizio ed inevitabilmente una fine. Ma a questa legge, benchè capiti che io ne sia un fautore a volte, mal si accorda con il mio animo eternamente nostalgico e perciò in giorni come questi, un poco strani, mi ritrovo a pensare a quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere se io... un gioco un po' stupido, lo ammetto, e certamente infantile. Ma come per me è come una droga e suscita in me una malinconia riflessiva e solitaria, che mal riesco a condividere con chi mi circonda.
Si aggiunga a questo che oggi festeggiamo la partenza di una cara amica, che forse rivedrò un giorno o l'altro ma che non abiterà più qui con me, risulta inevitabile ripensare al tempo passato insieme, alle cose dette e condivise e ad un futuro di inevitabile distanza. E sempre è strano il distacco, con quel sapore amarognolo che mai ho assaggiato perchè i miei distacchi sono sempre stati di natura più graduale, meno bruschi.
Ma, di nuovo, non c'è molto da fare. Forse solo perdersi pensando troppo e ascoltando canzoni che non si ascoltano da tempo. Per rendere a lui, ultimo giudice di tutti noi, l'inevitabile tributo dei ricordi, della nostalgia... di quella che bene o male è una parte della mia storia.