Proprio in fondo ad un giardino di polvere e pietra, esattamente dove i sogni riposano e si svegliano con la piega dei cuscini sulla faccia, accanto ad un castello di carne alto come una galassia e dalla forma di un corpo splendito e perfetto, esiste un reame scuro e catramoso.
non vi si può finire se non attraverso pochissime entrate, quasi invisibili ad occhio nudo, sebbene una di quelle entrate sia possibile raggiungerla attraverso degli oggetti piuttosto comune: gli specchi.
in questo reame la regina resta sempre nascosta, avvolta di nebbie... non certo per nascondere la sua proverbiale bruttezza, ma semplicemente perchè tale è la natura di quel posto e lei vi si adegua.
piccoli topi marroni le morsicano i piedi e corrono in branchi disordinati da uno specchio all'altro.
mentre con le mani si tortura il viso, la regina di quelle terre di disperazione e follia, guarda in tutti gli specchi del mondo e non si diverte nemmeno un po' ad osservare tutta la sofferenza che vi vede. lei è sofferente con chi vede dagli specchi piangere o tormentarsi l'anima, e mai un sorriso scapperà da quelle labbra screpolate di denti marci e gialli.
sfilaccia le nebbie come un manto, il suo corpo grasso e pesante si trascina lentamente fino a raggiungere lo specchio in cui mi specchio.
lo so che mi stai guardando, disperazione, lo sento. ho fatto il tragico errore di passare da uno degli specchi ed ora i miei sogni sono di topi e nebbie. ma ancora non ho visto i tuoi occhi gialli anche se so che sono su di me. lo sento come a volte si avverte il proprio destino.
in qualche modo ti piace osservare, partecipare e soffrire insieme ai tuoi, ma so quanto sei vendicativa a volte. non ti restituirò lo sguardo. resterò a guardami le mani davanti allo specchio, a guardami i piedi e le gambe e questo corpo che mi porto appresso con fatica. così lo guarderai anche tu e soffrirai con me della mia incommensurabile follia e della disperazione che mi leggo da solo nel cuore e nell'anima.
che non c'è alcuna speranza lo sai tu, lo so io e con me tutti quelli che guardi dagli specchi appesi tra le nebbie. un mare di occhi e mani a grattare dietro gli specchi quasi a cercarvi una verità che non può venire se non dalla tua bocca.
ma tu taci e guardi, come sempre.