31/08/2006, ore 12:17

il catalogo delle ovvietà. dove iniziano le ovvietà, dove finisco le ovvietà. e soprattuto: perchè nascono?

reduce anche oggi da una serata di pur lieto devasto, raccolgo i pezzi della mia (in)coscienza e li cucio assieme.

niente è sinceramente più bello dello svegliarmi la mattina alle nove (dopo essermi addormentato verso le quattro) e mettermi a giocare con questo capolavoro


ogni ombra di tristezza magicamente scompare in un mondo di colori.

del resto dovrei essere contento. ho ricevuto una certa dose di complimenti (e quelli, si sa, fanno sempre piacere) ma poi sono miseramente fuggito.

codardia, forse. anche qualcosa di più grave temo.

ma via, non son fatto per questo. davvero. c'è come una linea sottile davanti a me e ieri sera temo d'averla attraversata. che sciagura non me ne venga.

l'Iching stamane parla strano, non vuol rispondere.

conserverò le mie domande per un altro giorno. quando anch'io conoscerò già le risposte.
zombieglam
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categoria : remembrance


29/08/2006, ore 02:15

e tutto si riduce a questo infine.
stare sdraiati su un letto liscio, dentro una camera che non mi piace, che non sento mia. dentro una casa vuota.
liscio come un bimbo. ogni pelo andato, estirpato. a ricordare ora e sempre che sono fatto d'acqua e l'acqua scorre. come le emozioni, come il sangue, ma sempre e solo scorre. profumato anche, come un giglio. un giglio di francia di quelli da marchiare a fuoco su ladri e puttane.

non si parla d'amore qui dentro, mai. e c'è un perchè: non serve. c'è tutto il resto a contornarmi. come stelle sottili i sogni si addossano ai sogni a tessere il mio mondo. e poi sono nato vecchio e so cose che nessuno sa. taccio allora.

vorrei abbandonarmi finalmente, dolcemente. in silenzio pregherei per lasciarmi andare ad un bacio o due. nient'altro che per vedere occhi su occhi, per contare il tempo che scorre insieme.
non è facile restare così, come sospesi sul bilico del niente, sopraffatti da ogni cosa che non abbia un senso ma sia solo emozione, solo forza, solo pianto.

eppure mi riesce. e forse chi mi guarda pensa persino che io sia felice. a tratti.

ma non è questo quello che voglio. voglio cantare a squarciagola con sotto una vallata immensa, voglio sentire la mia voce spezzarsi sulle rocce e tornare indietro non una ma cento mille volte.

come se a contenermi non bastasse quello che ho. perchè non so lasciarmi e vivere semplicemente ma devo costruire e piegare mille pizzi di pensieri e parole.

vorrei svegliarmi una mattina e pensare: non sono niente. e sorriderne.
vorrei lo Zen ad abbracciarmi, a farmi capire che nulla resta e tutto scorre e torna e ciò che importa è solo il movimento, il tutto.
vorrei capire perchè ora e sempre facciamo la guerra e gli uomini uccidono gli uomini alzandosi la mattina dal letto senza nessuna colpa addesso.

vorrei ma non posso. non mi basto. sono troppo stupido, troppo piccolo, troppo solo.
sono troppo poco.
zombieglam
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categoria : paturnie


27/08/2006, ore 14:32

me ne stavo lì seduto sul mio candido lettino e pensavo.
rimuginavo come un ossesso riguardo la giornata tipica di una blatta, giacchè pare che il mio pezzo di torre ne sia tristemente infestato.
sdraiato molle e profumato sulle coperte, vestito solo di uno scuro slip, attendevo una chiamata che mi avrebbe portato di lì a poco ad uscire, intabarrato di tutto punto, per affrontare l'ennesima notte bolognese.

il sabato alla salara era un evento che non mi sovveniva da molto, devo essere sincero. m'ero scordato il gironzolare di individui dalla sessualità incerta, dolci inconsapevoli personaggi che credono d'essere in un acquario colorato.
potessi dir loro la verità, lo farei, ma non mi crederebbero.

così, dopo un black russian di troppo, mi trovo di nuovo ebbro. un fantasma ubriaco sull'orlo del niente che gironzola un poco perso in un paese della cuccagna su cui non allungherà mai le mani.
lo spettatore perfetto.

e mentre girovagavo mi capita d'incontrare costui  e ciò mi fa rendere immediatamente conto del fatto che, alla fine, il mondo è davvero piccolo. non so perchè, ma quando leggo il blog di qualcun'altro, mi sovviene sempre di pensare che siano lontani, abitino in un'altra città - persino quando è evidente il contrario.

accanto al losco figuro di cui sopra, losco perchè illuse il povero zombieglam in sotterranea maniera et poi decise di invadere la polonia (senza la scusante di una cavalcata delle valchirie di alleniana memoria), c'era uno spettatore come me. anzi una spettatrice.
assieme a lei mi sarei avventurato nel buio, dove uomini innocenti dagli istinti bestiali cercano indefessi una sorta di scura passione. una guardia giurata ci avrebbe cacciato. un uomo buffo e rasato che saltava troppo avrebbe perso una scommessa in natura con noi. saremmo ritornati poi sobri alla luce e avvremmo fatto quello che quella sera eravamo destinati a fare. guardare.
osservare la trans che con estrema grazia si divincola sull'acciotolato, i suoi tacchi alti come il mondo per non permetterle di toccare la sporca terra.
osservare un ragazzino bello da galera, scuro come un tronco e dall'odore di giunchi.

poi alla fine l'ora di andarsene sarebbe arrivata. saluti e baci.

prima di addormentarsi lo zombie avrebbe capito. come una magia avrebbe ripercorso tutta la serata ed avrebbe sorriso per non essersi abbandonato ad una carezza nemmeno quella sera.

dopotutto quello che egli fa, ogni giorno ed ogni ora, è solo questo: cercare un'anima. non vuole altro che questo.




video by emmeffe 
zombieglam


23/08/2006, ore 01:22

non c'è niente qui, non c'è più niente.
passeggio nelle strade della mia città natale a cercare ricordi e posti, ma non c'è più niente.
troppi campanelli hanno cambiato nome perchè di me possa essere rimasta traccia.

e mentre mangiavo una torta dolcissima, mia nonna mi spiegava perchè non si è più risposata
e non ha più amato nessuno: perchè per lei c'è solo un'occasione nella vita per dire la parola "ti amo"
e la sua è volata via molti anni fa, tanti anni prima che io nascessi.

ho visto in lei quello che sono, i regali che lei mi ha fatto.
quel modo stupido di conservare ogni cosa, ogni oggetto, ogni emozione, senza buttare via niente.
quell'eterna disillusione da vegliardi che a lei sovvenne poco più che quarantenne e a me invece m'accompagna da quando ho memoria.
ma le ho voluto bene. il nostro restar soli ad osservare il fiume degli anni che passano sotto di noi
e non ci riesce di tornare a vivere nemmeno per sbaglio.

ho covato per molti anni l'impressione di essere stato felice qui, in qualche modo.
ma ora che guardo le cose col nome che hanno, non con quello che io davo loro nella mia follia, vedo che non lo sono stato affatto.
ho passato giorni terribili qui fra queste montagne, me li porto dentro da troppo tempo e sono germogliati come un seme scuro.

che cosa vorrei? qualcosa che prendesse e spazzasse via tutto. o qualcuno.
ma quello che voglio non esiste, l'idea che mi sono costruito è un'impalcatura di zucchero filato che cade al primo accenno di umida nebbia.

dovrò conviverci.
come dovrò convivere col fatto che non mi riesce d'accettarmi per quello che sono, che non mi riesce di gettarmi addosso l'infelicità come un manto quasi a punirmi del mio modo sbagliato d'amare.

forse è tutto qui.
forse, semplicemente, una mattina mi sveglierò e smetterò di sognare e finalmente comincerò a costruire qualcosa.

perchè, sebbene tutti ne parlino sempre così bene, i sogni sono pericolosi, sono maledetti, sono infami.
ti lusingano e ti lambiscono con le loro lingue sottili di velluto fresco e ti sembra quasi di non voler altro che stare con loro, da mattina a sera.
e quando questo succede, scivoli dolcemente da un reame all'altro finchè un bel giorno qualcuno ti vede e pensa tu sia pazzo e ti rinchiude.

ma non è così.
non sei pazzo. sei solo un uomo che ha commesso un errore, ha deciso di sognare troppo.
e sogno dopo sogno ha pagato il conto salato che l'omino dei sogni porge a tutti noi. scontrini di realtrà, luccianti di colori cangianti.
ma non per questo meno crudeli.

ed in tutto questo, che io sia maladetto, non mi riesce di non commuovermi ogni volta che il ducabianco canta.

vorrei essere diverso.
ma questo, immagino, lo vogliono un po' tutti.

e allora me ne starò qui, con le mie scontatezze, a macinare note su note immaginando un giorno nuovo, un mondo nuovo. qualcosa con cui farmi felice. anche solo per un giorno.

zombieglam
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categoria : remembrance


19/08/2006, ore 01:41

qui si mangia polenta e crauti, qui siamo in trentino.
attorno a me i libri della mia adolescenza, qualche giallo ben scritto e baudelaire e rimbaud come se piovesse.
i trentini sono un popolo strano, dalla voce un poco nasale e facili allo scandalo. i giovani vestiti uguali, con camicia e gillet d'ordinanza e l'ombra di una borchia appena accennata, ma mai troppo.
i trentini hanno l'orto in giardino, quasi sempre, attaccati come sono all'altro ieri quando il nonno era ancora in guerra e si soffriva la fame e la sete... non giardini ma orti, a coltivare zucchine e melanzane e forse anche qualche cetriolo.

è così strano. tornare in questo posto dopo così tanto tempo, vedere che è cambiato... arrivare a capirlo solo ora, dopo anni di assenza.

lì la casa del mio primo o secondo amore, qui invece il giardino dove ho commesso svariate indecenze. e via discorrendo tra ricordi, gruppi di studio e riunioni del giornalino studentesco.

ma cosa è successo? cosa mi è successo? qual'è stato il momento in cui ho smesso di sperare che sarei sbocciato e mi sono reso conto d'essere morto?

è piacevole pensarci, con noncuranza. come una cosa accaduta a cui non sia possibile porre rimedio per il semplice fatto che così doveva essere e così infine è stato.

ho visto un buon film (superman return di cui parlerò nei prossimi giorni, giuro) ed ho pensato anche abbastanza oggi sul treno, tra una canzone e l'altra.

sono arrivato alla conclusione che sono superfluo. ma non in maniera negativa... semplicemente sono senza mordente.
scivolo sopra le cose, acqua nell'acqua, e faccio presa su niente...

e però tutto questo non mi crea tristezza o altro. la mia è semplice constatazione. rivisito questa terra che fu mia e che ora non è più che un ricordo, la rivedo con un occhio che allora non avevo ed ora ho per tutto.
attraverso di lei io vedo me stesso.
il rosa dei monti che sovrastano la mia città, al calar della sera, è il vestito di fiori di una donna morta per amore in un'amara storia di fate che mi raccontarono quand'ero bambino. da lei ho preso l'incarnato, senza dubbio, così come la passione per quel colore.

ma ora, sinceramente, se si tratta di guardare avanti (perchè indietro, è evidente, non si può proprio tornare) con terrore non vedo nient'altro che un enorme punto interrogativo.
e non mi riesce di capire se sia un bene o un male, perchè i fantasmi di quel che avrei potuto essere e non sono, sono qui e mi bisbigliano sempre sul collo.

lascerò delle briciole per loro sulla tovaglia, come mi insegnò mia nonna.

i fantasmi sono forse restii ad abbandonarci ma, si sa, sono sempre almeno un pelino affamati.
zombieglam
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17/08/2006, ore 12:43

la serata si è rivelata un discreto flop. come ogni serata dal contenuto gothic, era strapiena di noiosi individui che abbandonano in massa la pista al suono delle prime note di una canzone dei depeche perchè non è una canzone gotica.
e soprattutto gente truccata male dovunque... ah no, non ci siamo...

in compenso ne esco soddisfatto, vuoi per la pur sempre ottima compagnia, vuoi per un black russian di troppo.

pare che stiano tornando i tempi d'ubriacatura molesta e indefessa. benvengano.
un po' mi mancavano, onestamente, e stavo cominciando ad annoiarmi.


e zio robbie (nel mentre) torna ad ossesionarmi.
zombieglam
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10/08/2006, ore 22:10

party.goth.it

festa di natale gotica a ferragosto nei lidi ravennati! roba da non crederci!

e poi non dite che non ve l'avevo detto!
(sito esauriente nel dare informazioni, ben organizzato - con tanto di mappa satellitare!)

spero che non sia solo una cosa estemporanea ma abbia grosso successo e copiosi seguiti. mi piacerebbe vedere più cose così in questo mio angolo di emilia-romagna. già già già.

still drunk and lazy
 
zombieglam
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10/08/2006, ore 04:35

anatomia di una serata.
ovvero: del perchè dopo un black-russian tutto è più scorrevole.

serata veloce, come un lampo. serata con contorno di uomo fascinoso dallo sguardo insistente, prontamente ricambiato e con gli interessi di un saluto - ahimè perso nel vuoto. serata con dessert di pseudo-etero a parlare di arruolarsi nella legione straniera contandosi le ferite di guerra (e, giuro, non sto scherzando). mie battute a sproposito su ogni cosa come necessario digestivo.

dopo il cocktail d'ordinanza tutto scivola più facilmente, ma le basi restano pur sempre quelle. cincischiare con gli avverbi la mia passione, ballando come forsennati - da soli - quando mettono su gli smith.

ciò che mi chiedo è cosa si debba fare per far sì che, magicamente, qualcuno si accorga di noi e venga a proporci la sua compagnia per il breve lasso di tempo di una serata, o poco più (ci accontentiamo anche di una vita intera, volendo).
ciò che mi assilla è perchè io debba sempre tornare a casa con la bocca impastata di sogni e deliri...

ma non mi lamento. no davvero. assieme ad ogni mia mail è sparita anche ogni voglia di lamentarmi, sfiorita sul viale dell'inutilità. d'ora innanzi solo pragmatismi, solo concretezze, driblando con astuta malizia le mille lusinghe del possibile che si rivela sempre e comunque irreale.

eppure incontrare quegli occhi scuri da baldo trentenne (categoria a cui ormai mi sono assuefatto) è stato in qualche modo piacevole. continuare il tutto concludendolo con un mio personale e inventato lieto fine è un piacere di cui dovrei privarmi ma non mi riesce nemmeno stasera.

eppure, dico io, un posto nella legione straniera potrebbero trovarlo anche per me, un giorno di questi.

p.s. questo "p.s." sarà presente in questo post e qualche altro post futuro per ricordare ai miei avventori, felici possessori di mia mail, di scrivermi. ho perso ogni indirizzo di posta elettronica e so che qualche lieto personaggio legge queste righe e potrebbe dispiacermi perderne le tracce.
avrei sempre il numero di telefono, lo so, ma la povertà non mi consente di ricaricarlo molto spesso.
quasi mai, a ben guardare.
zombieglam
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categoria : dreams


06/08/2006, ore 13:17

ho perso tutto.
anni e anni di email, di ricordi. ogni singolo indirizzo, ogni immagine scaricata, ogni racconto scritto velocemente ispirato da una sempre meno presente musa. senza contare due giorni di lavoro.

ora il mio computer è vergine, il vecchio template scomparso e non potrei tornare indietro nemmeno se volessi. e la cosa, dopotutto, non mi spiace nemmeno troppo.
è un po' come guardare avanti, per una volta, e non indietro come sempre. potrebbe farmi bene, in qualche modo astruso.

s'attende lo stesso. quel qualcosa che venga e scuota la mia vita e ne faccia una bandiera al vento su un mare in tempesta. e mentre attendo non mi riesce di trattenermi e faccio lo scemo in modo da far ridere tutto e tutti.
incredibilmente oggi non sono nemmeno troppo triste... ecco, forse un poco preoccupato sì.
ma anche su quello stiamo lavorando.

nel frattempo scopro postsecret, delizioso blog anonimo che permette di pubblicare i propri segreti.
io non ne ho tanti, ma quei pochi che ho sono deliziosamente malvagi e fino ad ora non ho mai avuto occasione di raccontarli a nessuno. ora però mi sovviene la voglia di farlo, in maniera facile e silenziosa, sperando che qualcuno rida con me delle mie miserie.
vi sprono dunque a condividere col mondo, in modo del tutto anonimo, gli abissi delle vostre perdizioni seguendo questo link:






p.s. questo "p.s." sarà presente in questo post e qualche altro post futuro per ricordare ai miei avventori, felici possessori di mia mail, di scrivermi. ho perso ogni indirizzo di posta elettronica e so che qualche lieto personaggio legge queste righe e potrebbe dispiacermi perderne le tracce.
avrei sempre il numero di telefono, lo so, ma la povertà non mi consente di ricaricarlo molto spesso.
quasi mai, a ben guardare.
zombieglam


03/08/2006, ore 14:17

leggere Virginia Woolf è a tratti un'epifania. non c'è una parola fuori posto, un pensiero sconnesso, un tempo verbale che non torni utile ai fini della narrazione.
ed è forse quello il suo segreto, quel suo dosare sapiente di modi e tempi che produce l'effetto desiderato: andare sempre dove lei vuole.
sembra una magia, ed a tratti ce ne scordiamo presi come siamo dal seguire il filo di un pensiero non sempre semplice e lineare... ma ecco che quando l'autrice scompare dietro i garbugli dei suoi personaggi, emerge un ahimè che ce la fa ricomparire, immediata, ricordandoci che è lei a condurre i fili del gioco per portarci dove ella ha deciso.
le sue manie sono gli aggettivi, composti semplicemente in frasi immediate e sconnesse che riescono però a dare immediata la dimensione di quel che ci si para innanzi... che sia la follia, che sia la solitudine, che sia la felicità, non le basta che una minuscola frase di poche parole per farcene sentire tutta la poesia.
di questo mi stupisco e del suo modo di narrare così simile ad una malattia, come se il passaggio da un personaggio all'altro fosse dovuto ad una contaminazione, ad uno starnuto che passa il raffreddore e con esso passa anche il ruolo di figura principale... come se ogni personaggio sia collegato all'altro, come se tutti fossero sotterranee caverne comunicanti e il diminuire della marea in una di esse, provochi inevitabilmente l'aumento del livello del mare nella successiva.

è maestria è vero. ma al contrario di joyce s'è potuto scrivere qualcosa dopo il primo libro e continuare.
forse perchè il suo stile non è così scomodo e rivoluzionario, nè pretende in fondo di esserlo totalmente.
ma la lazione joyciana c'è e si sente, resa incantevole da una prosa altalenante, che alterna leggerezze a considerazioni di una certa pesantezza, così come ingarbuglia aggettivi e verbi per poi arrivare a frasi di estrema limpidezza.

in tutto questo, ahimè, Londra regna sovrana. è Londra che lei sogna nei suoi diari, Londra che Clarissa Dalloway vede fuori dalla sua finestra mentre rammenda il suo vestito verde, Londra che respira e si muove sotto la penna intelligente di Virginia.
e questo non è bene. perchè fa sembrare come se là fosse tutto più semplice, come se raccontare quel che si vede sia più immediato ed ovvio...
e forse, a guardar bene, è proprio così. seguire Clarissa su per Regent Street, vederla voltare in Piccadilly, non è nemmeno dannatamente difficile...
e quasi mi sovviene alla memoria un negozietto o due a cui lei potrebbe essersi fermata, incantata ma pensierosa per la festa, a guardare le vetrine traboccanti di colori.
zombieglam