capita che, non avendo nulla da fare causa una tremenda congiuntivite, si abbia tempo da perdere a pensare.
capita che, ovviamente, il pensiero si volga direttamente ai propri gusti sessuali e ci si metta di buona lena a riflettervi intensamente.
esistono svariate tipologie di persone ovviamente, e lungi da me mettermi a far categorie di sorta. ma mi piace in qualche modo dividere i miei gusti presenti e passati in tipi, quasi archetipi. come carte dei tarocchi ve li vado presentando, avvertendo che la pigrizia mi ha spinto a crearne pochi e nemmeno buoni.
li commenterò uno ad uno dopo averveli mostrati con garbo:
che cosa è successo? come si sono creati questi archetipi? ed infine ho capito. tutti questi lavori che trasudano mascolinità son lavori di fatica, in qualche modo. lavori pericolosi (il pompiere, il soldato), lavori faticosi (il muratore, il falegname) o lavori socialmente utili (l'idraulico il giardiniere).
ma sono lavoro difficili, pesanti, adatti solo agli uomini.
ed ecco allora che la società interviene. per ricompensare queste nobili creature che si sacrificano per il benessere della comunità, si creano frotte di casalinghe ingrifate pronte a soddisfare i loro desideri.
come un risarcimento culturale per la loro fatica, una paga oltre il salario che già percepiscono, per farli sentire utili e desiderati.
naturalmente il mondo gaio, con la sua irriverente voglia di rientrare nello schema delle cose (scheme of thingssss cantava qualcuno) ha introiettato queste categorie e le ha fatte sue. come istanza "femminile" della società ha eletto a suoi paladini svariati tipi di archetipi (vedasi il cowboy, il biker, il poliziotto di villagepeopoliana memoria) riversando su essi amore e odio, distaccandosene totalmente o rapportandosi fortemente con essi. in breve ha creato uno o due miti.
così, rivangando nel mio cervello frollo e futile, ho pensato di trarre codesti 3 loschi figuri (ed il fatto che due su tre provengano da una sfilata dior non è cosa che deve farvi impensierite. trattasi ovviamente di una coincidenza culturale!).
il tipo A è, ovviamente, l'uomo dei miei sogni. incarna quel che personalmente non ho: un fisico invidiabile, una camminata sicura, una dose inenarrabile di ormoni e mascolinità. esso si ascrive quasi sempre ad un segno di terra (toro in generale, a volte vergine ma più difficilmente capricorno) o un segno di fuoco. essendo un desiderio proibito e impossibile, esso popola i miei sogni con incurante frequenza poichè è nella sua natura più dell'esser còlto, il semplice essere ammirato. ascolterà quasi certamente musica che potremmo definir tamarra, o forse della house di buona qualità se siamo fortunati.
rappresenta inoltre evitabilmente ciò che vorrei essere e non sono e sicuramente non sarò mai.
il tipo B invece è qualcosa che mi concerneva anni orsono (ben prima che chiunque legga questi deliri mi conoscesse). esso rappresenta l'intellettuale interessante e raffinato, che cura in maniera semplice il suo vestiario e preferisce parlar di Balzac piuttosto che dell'argomento del giorno.
porta spesso i capelli lunghetti, sommo atto di femminlizzazione per astrarsi dalla sua natura maschile che lo dovrebbe mantenere a terra, e risulta spesso essere segno d'aria o acqua. la musica che lo sconvolge risale ad almeno due secoli fa, con somma preferenza per delizie baroccheggianti (non è rado si escluda dalla dieta musicale tutto quello che viene dopo Beethoven).
non nego sia di essere caduto nel tranello di questa tipologia di individuo, sia di aver per lunghi anni miliato in questa falange.
il tipo C rispecchia quel che vorrei essere e parzialmente sono. sofisticato e spesso volgare, questo dandy dei tempi moderni ama apparire. si legge, chiaramente, sotto la sua voglia di celebrità la sua somma estranietà a sè stesso. la timidezza repressa lo porta a divenir crudele e acido, mostrando con spavalderia quanto sia sprezzante del pericolo sociale.
egli vive per vestiari ed accessori e sebbene professi la totale vacuità, potrebbe aver da ridire all'intellettuale di cui sopra, ma se ne scosta. egli ha fatto giuramente di essere superfluo e indecoroso, senza mai lasciar però la via dello stile. ascolterà musica glam e sarà sempre immerso in sogni pulp.
la cosa buffa è che, per assurdo, nessuno di queste tipologie è compatible con l'altro.
l'intellettuale troverebbe il tamarro ignorante, il dandy inutile mentre questi direbbe dell'intellettuale che è, con ogni probabilità, stupido e sosterrebbe che il tamarro è buono si per brucare il pelo, ma ha poche altre qualità.
in questo miasma di tipologie, stereotipi, ovvietà, io mi sento francamente perso.
credo di aver imboccato una strada senza ritorno verso la terza tipologia e guardando indietro penso d'aver fatto bene. in fondo da intellettuale ero sciocco e noioso ed ora sono sciocco ma cattivo. certamente un miglioramento.
quel che non sono mai riuscito ad essere però, cioè tamarro, riscoute ancora in me successo. come se quello che rappresenta sia un'istanza a cui non venir meno, come se la difficoltà d'arrivar lì fosse direttamente proporzionale al piacere che se ne deriva dal raggiungerlo.
so bene perchè ciò succede. in qualche modo questa mia fissa prende le radici da un infanzia vissuta nella solitudine, costante vittima dei lazzi altrui (e spesso i dileggiatori sarebbero poi col tempo divenuti ottimi tamarri), eterno sognatore e amante di miny pony e barbie. una legge del contrappasso dell'anima.
come se avessi, in un colpo solo, fatto mio piuttosto che quel che significa essere bambino, quel che significa essere bambina.
messo così, lo si capisce bene, non sono una persona che si possa definire sana. ristagna in me un antico malessere che ha radici talmente profonde che è quasi inutile provare a porvi rimedio.
ad ogni modo oggi ho veduto questo bel film (C.R.A.Z.Y.) ed ho capito... quel che sono stato, quel che sono, derivano da me tanto quanto da quel che ho vissuto e mi hanno fatto vivere. ma nessuno ne ha colpa. sono sempre stato uno di quei bambini speciali, con molte doti ma poca forza.
quel bambino però, perso da qualche parte a vagare ormai solo tra i miei ricordi, deve essere ringraziato.
mi ha lasciato una debolezza dell'animo tremenda, una solitudine a cui non posso porre rimendio.
ma con esse ha impacchettato per me la sua fantasia, il suo stupore, il piacere totale delle cose.
guardando una singola immagine ho compreso, ho rivisto il bambino che ero e, sommamente, il bambino che sono ancora.
poichè ora e sempre mi trovo a vivere le cose con l'asprezza dell'essere adulti, con il pessimismo dell'essere cinici, ma accade sempre qualcosa (che sia una musica o un film o soltanto il gelato perfetto) che mi riporta all'istante esatto in cui, dopo aver messo nel mio mangiadischi giallo un 45 giri di bowie, io chiudevo i miei occhi da bambino strano e cominciavo a volare.