29/09/2006, ore 22:22

ci sono giorni in cui, con noncurante pigrizia, ci si adagia sui propri personalissimi allori e si ozia incredibilmente. giorni in cui, per un'ironia non meglio definita del destino, si ha la mente febbrile e incessante come un proverbiale formicaio.
altri giorni in cui ci si sveglia e con allarmante chiarezza si comprende qualcosa di importante sulla propria vita, il proprio destino,  rendendo così necessario assumere ingenti dosi di alcolici per dimenticare.

ora, direte voi, che giorno è stato questo per lo zombie?
un giorno tetro, triste e vuoto. iniziato in maniera promettente la mattina davanti ad un cappuccino - in un bar in cui ho incontrato un uomo dai bicipiti più o meno grossi come le mie cosce (dettaglio che mette in moto libidinosi pensieri nel morto vivente che sta ora scrivendo) - e altresì conclusasi con la banca che arrovella inutili questioni di fatturazione per spiegare un misterioso quanto impossibile ammanco nell'esiguo patrimonio del malcapitato e innervosito non-morto, ammanco che lo porterà a digiunare abbondantemente per i prossimi 20 giorni.

fatta la doverosa premessa ora capirete perchè stamani, con la certezza del mio imminente crollo, davanti alla necessità di spiegare perchè ogni singola cosa nella mia vita NON va per il verso giusto, io mi sia trovato a darmi la seguente spiegazione: è tutta colpa dei film dossier.

c'è chi vive nella paura della morte, chi è terrorizzato dai ragni, chi dalle zie con i bagni tappezzati di rosa... no lo zombie invece è sconfitto dall'eventualità che tutto possa andar male... ma non male, male così un po' alla carlona...no, enormente incredibilmente atrocemente male!
sogni di sfratti incombenti con aggiunta di pignoramenti e creditori che rincorrono l'affamato e spodestato giovane. incubi di malattie rare e impossibili, contratte anche solo con lo semplice sguardo in sfregio ad ogni corretta anamnesi medica. deliri di puro masochismo associati alla perdita di identià e mente, con la società che si fa sberleffe dello zombie davanti ad una non meglio precisata corte marziale.

tutto questo, lo so, non viene da me. io, di mio, non so nulla sulla vita, sui processi, sulle malattie o le azioni legali. affatto. vivo e mi nutro di pura grazia.
tutto questo viene da un solo e singolo posto: i fim dossier, quei piccolo fottuti demoni che raidue passa ognitanto e raitre quasi sempre e che su retequattro trovano la loro compagine perfetta. momenti di delirio dell'impossibile dove ai poveri personaggi capitano sfighe mai viste nè pensate da mente umana... e complice la mia infanzia/adolescenza passata a guardarli, essi scorrono in me incredibilmente forti e pontenti: potrei perdere la casa come in quel film, potrei trovarmi una sindrome incredibile come in quell'altro e via dicendo... incubo dopo incubo a trarre da questo patrimonio culturare una paranoia in più da portarmi sul groppone.

del perchè questo sistema non funzioni anche con i film belli e dalla trama conclusasi egregiamente, non voglio discutere. sia un meccanismo di difesa (di quel che resta) dell' IO, sia un problema di memoria selettiva, io mi disinteresso.

la mia battaglia personale è, ora, costruirmi attorno un oasi di puro splendore, a costo di essere ubriaco da mane a sera, donde attirare nella mia rete di miele prorompenti e passionali prede. perchè? perchè voglio vivere di menzogne, gallegiare nelle impudicizie, disquisire solo di volgarità!

in breve voglio rendere me stesso, con la coercizione e la forza se necessario, perfettamente conscio del fatto che: la vita NON è un film dossier.
e che, eventualmente lo fosse, almeno mi sono divertito. alquanto.
zombieglam
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23/09/2006, ore 21:01

capita che, non avendo nulla da fare causa una tremenda congiuntivite, si abbia tempo da perdere a pensare.
capita che, ovviamente, il pensiero si volga direttamente ai propri gusti sessuali e ci si metta di buona lena a riflettervi intensamente.

esistono svariate tipologie di persone ovviamente, e lungi da me mettermi a far categorie di sorta. ma mi piace in qualche modo dividere i miei gusti presenti e passati in tipi, quasi archetipi. come carte dei tarocchi ve li vado presentando, avvertendo che la pigrizia mi ha spinto a crearne pochi e nemmeno buoni.
li commenterò uno ad uno dopo averveli mostrati con garbo:

        
mi sono venuti in mente come risposta ad un mio dilemma amletico: perchè pompieri e idraulici e giardineri sono così profondamente innestati nella coscienza del popolo tutto? perchè la casalinga tradisce il marito con l'idraulico, la signora annoiata e ricca spezza la monotonia con il giardiniere, il sottoscritto sogna solo di essere abusato da un muratore?

che cosa è successo? come si sono creati questi archetipi? ed infine ho capito. tutti questi lavori che trasudano mascolinità son lavori di fatica, in qualche modo. lavori pericolosi (il pompiere, il soldato), lavori faticosi (il muratore, il falegname) o lavori socialmente utili (l'idraulico il giardiniere).
ma sono lavoro difficili, pesanti, adatti solo agli uomini.
ed ecco allora che la società interviene. per ricompensare queste nobili creature che si sacrificano per il benessere della comunità, si creano frotte di casalinghe ingrifate pronte a soddisfare i loro desideri.
come un risarcimento culturale per la loro fatica, una paga oltre il salario che già percepiscono, per farli sentire utili e desiderati.

naturalmente il mondo gaio, con la sua irriverente voglia di rientrare nello schema delle cose (scheme of thingssss cantava qualcuno) ha introiettato queste categorie e le ha fatte sue. come istanza "femminile" della società ha eletto a suoi paladini svariati tipi di archetipi (vedasi il cowboy, il biker, il poliziotto di villagepeopoliana memoria) riversando su essi amore e odio, distaccandosene totalmente o rapportandosi fortemente con essi. in breve ha creato uno o due miti.

così, rivangando nel mio cervello frollo e futile, ho pensato di trarre codesti 3 loschi figuri (ed il fatto che due su tre provengano da una sfilata dior non è cosa che deve farvi impensierite. trattasi ovviamente di una coincidenza culturale!).

il tipo A è, ovviamente, l'uomo dei miei sogni. incarna quel che personalmente non ho: un fisico invidiabile, una camminata sicura, una dose inenarrabile di ormoni e mascolinità. esso si ascrive quasi sempre ad un segno di terra (toro in generale, a volte vergine ma più difficilmente capricorno) o un segno di fuoco. essendo un desiderio proibito e impossibile, esso popola i miei sogni con incurante frequenza poichè è nella sua natura più dell'esser còlto, il semplice essere ammirato. ascolterà quasi certamente musica che potremmo definir tamarra, o forse della house di buona qualità se siamo fortunati.
rappresenta inoltre evitabilmente ciò che vorrei essere e  non sono e sicuramente non sarò mai.

il tipo B invece è qualcosa che mi concerneva anni orsono (ben prima che chiunque legga questi deliri mi conoscesse). esso rappresenta l'intellettuale interessante e raffinato, che cura in maniera semplice il suo vestiario e preferisce parlar di Balzac piuttosto che dell'argomento del giorno.
porta spesso i capelli lunghetti, sommo atto di femminlizzazione per astrarsi dalla sua natura maschile che lo dovrebbe mantenere a terra, e risulta spesso essere segno d'aria o acqua. la musica che lo sconvolge risale ad almeno due secoli fa, con somma preferenza per delizie baroccheggianti (non è rado si escluda dalla dieta musicale tutto quello che viene dopo Beethoven).
non nego sia di essere caduto nel tranello di questa tipologia di individuo, sia di aver per lunghi anni miliato in questa falange.

il tipo C rispecchia quel che vorrei essere e parzialmente sono. sofisticato e spesso volgare, questo dandy dei tempi moderni ama apparire. si legge, chiaramente, sotto la sua voglia di celebrità la sua somma estranietà a sè stesso. la timidezza repressa lo porta a divenir crudele e acido, mostrando con spavalderia quanto sia sprezzante del pericolo sociale.
egli vive per vestiari ed accessori e sebbene professi la totale vacuità, potrebbe aver da ridire all'intellettuale di cui sopra, ma se ne scosta. egli ha fatto giuramente di essere superfluo e indecoroso, senza mai lasciar però la via dello stile. ascolterà musica glam e sarà sempre immerso in sogni pulp.

la cosa buffa è che, per assurdo, nessuno di queste tipologie è compatible con l'altro.
l'intellettuale troverebbe il tamarro ignorante, il dandy inutile mentre  questi direbbe dell'intellettuale che è, con ogni probabilità, stupido e sosterrebbe che il tamarro è buono si per brucare il pelo, ma ha poche altre qualità.

in questo miasma di tipologie, stereotipi, ovvietà, io mi sento francamente perso.
credo di aver imboccato una strada senza ritorno verso la terza tipologia e guardando indietro penso d'aver fatto bene. in fondo da intellettuale ero sciocco e noioso ed ora sono sciocco ma cattivo. certamente un miglioramento.
quel che non sono mai riuscito ad essere però, cioè tamarro, riscoute ancora in me successo. come se quello che rappresenta sia un'istanza a cui non venir meno, come se la difficoltà d'arrivar lì fosse direttamente proporzionale al piacere che se ne deriva dal raggiungerlo.

so bene perchè ciò succede. in qualche modo questa mia fissa prende le radici da un infanzia vissuta nella solitudine, costante vittima dei lazzi altrui (e spesso i dileggiatori sarebbero poi col tempo divenuti ottimi tamarri), eterno sognatore e amante di miny pony e barbie. una legge del contrappasso dell'anima.

come se avessi, in un colpo solo, fatto mio piuttosto che quel che significa essere bambino, quel che significa essere bambina.

messo così, lo si capisce bene, non sono una persona che si possa definire sana. ristagna in me un antico malessere che ha radici talmente profonde che è quasi inutile provare a porvi rimedio.

ad ogni modo oggi ho veduto questo bel film (C.R.A.Z.Y.) ed ho capito... quel che sono stato, quel che sono, derivano da me tanto quanto da quel che ho vissuto e mi hanno fatto vivere. ma nessuno ne ha colpa. sono sempre stato uno di quei bambini speciali, con molte doti ma poca forza.

quel bambino però, perso da qualche parte a vagare ormai solo tra i miei ricordi, deve essere ringraziato.
mi ha lasciato una debolezza dell'animo tremenda, una solitudine a cui non posso porre rimendio.
ma con esse ha impacchettato per me la sua fantasia, il suo stupore, il piacere totale delle cose.

guardando una singola immagine ho compreso, ho rivisto il bambino che ero e, sommamente, il bambino che sono ancora.
poichè ora e sempre mi trovo a vivere le cose con l'asprezza dell'essere adulti, con il pessimismo dell'essere cinici, ma accade sempre qualcosa (che sia una musica o un film o soltanto il gelato perfetto) che mi riporta all'istante esatto in cui, dopo aver messo nel mio mangiadischi giallo un 45 giri di bowie, io chiudevo i miei occhi da bambino strano e cominciavo a volare.
zombieglam


20/09/2006, ore 14:40

oh no. no davvero.
vi siete sbagliati, signori miei, qui NON siamo in vendita. sono passati gli anni delle svendite, dei motel a poco presso, di carezze regalate dopo inenarrabili amplessi... passati!
questo corpo non è in saldo, e nemmeno in vendita. e se per caso non avete inteso non è nemmeno in noleggio (anche se per certe cifre sicuramente un accordo si trova).
ho già dato troppo in questi anni, di me, senza ricervere in cambio niente.
ora le serrande chiudono, le luci si abbassano e ci si avventura volontariamente nei meandri di quei peccati indicibili e di quelle perversioni che la nobiltà non confessa così semplicemente, se non di fronte alla ghigliottina (non sto parlando delle brioches, maria antonietta, tranquilla).

capisco bene che questo possa suonare strano. dopotutto tra il volgo è in uso codesta moda di scambiarsi l'un l'altro fluidi corporei dopo la seconda volta che ci si saluta.
ma questo è moralmente sbagliato, amici miei, sbagliato!
forse la semplicità, la volgarità di una dottrina imposta più che dal buon gusto da una mera esigenza di sopravvivenza, vi ha gettato nel baratro della grettezza.
ma sappiate che persino voi potete salvarvi, con il giusto accessorio e la giusta comprensione di un importantissimo termine contenuto nel nostro vocabolario: la confidenza.

dovresta amarla, capirla la confidenza. dovreste sapere che certi atti si eseguono solo dopo una certa dosa di confidenza (ma prima che sia troppa altrimenti si resterà solo amici).

la via dello zombie non è difficile, in fondo, basta essere bellocci, nerd, educati, volutamente volgari (ma non grezzi, si noti la sfumatura) e saper onorare le giuste divinità (che qui ora non elencherò sia per pudore che per evitare di dare il buon esempio - certo cose o si conquistano da sè o è come non averle mai incontrate).

dopotutto quel che chiedo non è molto, una cosa vecchio stile, con appuntamenti, cene, qualche cinema d'essay o d'attualità (purchè non sia mullholland drive*) e una valanga di complimenti uniti possibilmente a qualche regalo e/o mazzi di fiori.

sono all'antica, me ne rendo conto. ma mi sembra anche giusto. dopotutto sono morto da più tempo di quello che immagini.
dovresti in realtà essere contento che io non esiga, come sarebbe giusto, un ritorno ad una morale dai costumi più rigidi... o coprire le gambe dei tavoli perchè insozzano l'arredamento con la loro esplicita volgarità!


*film di Lynch. lo so, qualche fan del maestro attende forse spiegazioni per questa mia dichiarazione. attendere prego. nel prossimo post racconteremo la vicenda tutta.

zombieglam
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17/09/2006, ore 22:29

sentirsi inadeguato
lontano solitario e distante
come una canzone o due dei cure

poche parole per descriversi
se non l'orrore che si prova davanti a se stessi
quando l'unico sport consentito
è inserire un dito nella metaforica piaga

al mondo ci sono persone che si guardano allo specchio e si piacciono, lo so. ne sono certo. leggo nei loro volti la soddisfazione, sento nella loro voce la calma.
a me non è mai successo. davvero, mai.
passo giornate a denigrarmi, sul mio letto grande e vuoto, altre giornate ad adularmi nella convizione che vi sia qualcosa di poetico nel fatto di non essere colto da nessun metaforico giardiniere.
in breve mi ritrovo a fine giornata ad aver attraversato l'arco delle emozioni umane, con l'unica chiave di lettura finale che risulta essere il mio sostanziale percepirmi come un indivduo altamente patetico.

l'impulso di combattermi è forte, dopottutto non è necessario mostrare alla plebe le nostre insite qualità?, altrettanto l'impulso di lasciare ogni cosa al suo posto e guardare la giostra colorata che è la mia anima senza muovere un passo.
spettatore di me stesso non farei male a nessuno, forse solo a me, e potrei con accondiscendenza avvalorare la mia ipotesi che non valga la pena sostanzialmente di niente.

a tratti, sporadici, quest'idea mi corrobora. altre giornate, come questa, mi crocifigge.

sarà che sono ben tre giorni che non esco di casa, complice una pioggia assassina.
sarà che ho finito ogni singolo denaro ed ora resto alla mercè della divina provvidenza.
sarà che mi piacerebbe poter dire che mi sono sempre fidato della bontà degli sconisciuti...

sarà... la sensazione di inadeguatezza ad ogni modo non si toglie.
come petrolio mi si attacca addosso.

ora scusate.
vado a fustigarmi con le bretelle
delle scorsa stagione dior homme.
direi che dopo uno sproloquio come questo
me lo merito.



zombieglam
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categoria : paturnie


14/09/2006, ore 17:10

si parlava con la mia coinquilina di massimi sistemi, di dio, del mondo, degli assoluti.
si stava forse disquisendo troppo, di cose troppo stupide, essendo oggettivamente troppo ubriachi.
così lei, in un impeto di giusto ritorno alla nostra eterna natura scherzosa, sfodera la seguente battuta:
"via amico, prendiamo i nostri stivali ora e andiamo a farci un giro nella ..." scimmiottando un gringo che raccoglie le sue cose e si avvia verso il cavallo...
nelle nostre rispettive menti, mentre lei si adoperava a questa malriuscita pantomima, sbocciavano due idee diverse di setting, due diverse zone del mondo: a lei veniva in mente la brughiera, a me veniva in mente una piantagione della louisiana.
e fin qui, direte voi, nulla di grave.

il fatto grave occorse nel momento in cui ci confidammo sinceramente a che film avevamo pensato nell'istante stesso in cui, per smettere di parlar di dio, ci si era immaginati la scena suggerita dalla sua pantomima...
ebbene ella mi confessò d'aver pensato a Cuori Ribelli mentre io ammisi di aver pensato ad Intervista col Vampiro.
questo ci agghiacciò.
nel vasto campo dei film da noi visionati, per completare la scena nelle nostre menti, entrambe avevamo riesumato un film dello stesso attore, Tom Cruise.

la nostra reazione fu diversa. ella irrimediabilmente rise, io restai pensieroso. il comparire di un pensiero univoco lasciò in me la profonda coscienza di un qualcosa di superiore, di alto, di altro, che avesse scelto di dirigere i nostri pensieri in quel momento ed in quell'istante sulla figura emblematica di Tom Cruise.

nella comunione dei nostri pensieri ella ravvisò la totale stoltezza del mondo, io ravvisai un che di squistamente metafisico.

su ciò ho riflettuto poco e male in questi giorni. e me ne sono dato pace. il mio animo anela ad un che di sovrumana potenza, ma la mia vena spiccatamente razionale mi porta verso le sponde del più becero ateismo.

come conciliare la mia necessità mistica, con la mia logica sostanzialità?
come produrre una strada che stimoli l'uno et non sferzi l'altro?

la risposta fu chiara nella mia mente, semplice e rotonda.
il cinismo. il cinismo come dottrina, come fede, come vita.
dopotutto viviamo sinceramente in un mondo dalla dubbia moralità, un mondo aspro e difficile, caratterizzato da incomprensioni, lotte fratricide per ideali religiosi, sprangate nei denti per diletto.
non è un bel mondo, via ammettiamolo.
affatto.

aggiungere la mia personale dose di speranza e fede sarebbe controproducente e stupido. oltrechè tendenzialmente inutile. così come versare veleno su veleno.

ma il cinismo sta nel mezzo, con noncurata grazia attinge dall'uno e dall'altro e ne fa un personale pout-pourri di cattiveria e pessimismo senza però mai eccedere.

esso è una via dell'equilibrio, un buddismo moderno di squisita intellettuale eleganza.
non potevo non farmelo mancare!

zombieglam
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categoria : cynicism


10/09/2006, ore 18:27

tonight zombie at the glitter

alla fine esistiamo. non siamo solo pagine colorate su splinder o myspace o altre cangianti piattaforme.
siamo sorrisi, sogni, carne.

stanotte ho visto facce che mi pareva di conoscere da sempre, ma ho potuto toccarle e sporcarmi di glitter.
stanotte ho visto sorrisi che già avevo intravisto, ma poterli guardare così da vicino non m'era ancora mai capitato.

a tutti questi sorrisi, vecchi e nuovi, a queste braccia che mi hanno sorretto mentre volavo troppo vicino al pavimento,  va il mio sincero grazie.

ho ballato troppo ho bevuto troppo. ma non ho riso mai abbastanza, leccando il mio chupa chups a forma d'aborto.

per una notte sono stato un po' meno fantasma.

che ce ne possano essere altre. più colorate ancora.
zombieglam
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08/09/2006, ore 12:54


mangia mangia i wurstel!


che in italia la coscienza ecologica sia in fondo alle priorità del paese lo sanno più o meno tutti. e su questo ci ho messo una bella pietra sopra aspettando che le cose migliorino e facendo quel poco che posso per dare il mio apporto.

che nella verde ed avanzata germania si venda carne avariata da 4 anni è una cosa che invece non sapevo, ma tutto sommato non mi stupisce nemmeno un po'. la logica del guadagno a tutti i costi risulta trasversale, coinvolge culture e politiche simili o differenti e miete sempre inesorabile le sue vittime.

che in italia di tutto questo non si sappia niente è quantomeno meritorio.
i nostri giornali e le nostre tv sono occupate da ben altri argomenti di natura più importante e non si curano certo di piccolezze come queste.
dopotutto trovarsi un giorno a divorare un wurstel fatto di carne scaduta da 4 anni, non è poi cosa che fa notizia. qui si magna e si magna e forse il wurstel non è proprio l'alimento nazionale.
immagino sorridendo uno scandalo simile sul prosciutto crudo. ecco lì forse ci sarebbe l'insurrezione?
o la placida italia tacerebbe anche in quel frangente pensando che, dopotutto, c'è sempre il grana?

e ancora c'è gente che mi dice: ma perchè sei vegetariano?

la mia risposta invariabilmente sta diventando sempre la stessa: per molti motivi, ma principalmente per salvaguardare la mia salute.
e non solo vegetariano, ma anche biologico. sputtano un intero stipendio da milleurista in cibi biologici costosissimi perchè qui in italia questo genere di merce lo comprano solo 4 gatti e quindi i prezzi stanno lì a farsi beffe di me con tanto di pernacchiette.
ma non mi lamento, almeno ho un lavoro.

certo che evitando di mangiare carne, compio un atto di estremo disordine sociale. voglio dire... provateci anche voi per una settimana... osservate con attenzione le reazioni di parenti amici e baristi. è una interessante prova antropologica.
essere vegetariano è una stigmate sociale, ben peggio che essere ricchione.
perchè è lì, la vedi ogni giorno ogni ora, ogni singola volta che chiedi: mi può fare un qualcosa senza carne che sono vegetariano? e invariabilmente ti arriva un panino al tonno che tu dovrai rifiutare sorridendo agli occhi sgranati della commessa del momento.

sì perchè, si sa, il pesce non è mica carne...

zombieglam


06/09/2006, ore 15:39


"abbiamo molto in comune, un vivo disprezzo per l'umanità, l'incapacità di amare e farci amare, un'ambizione insaziabile e il talento. noi due ci amiamo."

una mattina d'indolenza passata a letto.
"eva contro eva" il companatico perfetto a condire di cattiverie e ilarità la mia giornata
certo, ancora me ne mancano di cose. l'ossessione per il vivere, per esempio, la capacità di trovare una soluzione e partire risoluti verso quella meta.
ma poco a poco troverò un assetto, un equilibrio degno di questo nome. probabilmente dovrei affrontare maggiormanete il mondo, aprire le finestre più spesso non sarebbe nemmeno male.
la mia stanza comincia ad avere un'aria stantìa.
ma c'è modo e modo, tempo e tempo.
e poi siamo in settembre.
come ogni anno comprerò un'agendina nuova di zecca, che userò per pochi giorni e poi finirà, ancora vergine, a far compagnia alle mille altre nel grigio candore di un mio cassetto.

in fondo tutto inizia e finisce lì, in quei piccoli cassettini.
il primo per i documenti, il secondo per le delizie, il terzo per i depositi, il quarto... chi se lo ricorda più?
zombieglam
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categoria : literature