

capita che mi venga da riflettere. capita.
non che sia una cosa in cui mi capita di incappare spesso, per cui in qualche modo conviene che non mi lasci sfuggire l'occasione.
pensavo per esempio come si fa ad innamorarsi. perché per me è facile, basta convincersi, basta dire sì. ed ecco il miracolo succede.
sono molto bravo a incatenare ogni mia emozione che posso convincermi a non amare questo o quello senza nessuno sforzo. oh sì. non penso che l'amore faccia la differenza al giorno d'oggi, no davvero (deve avere a che fare col fatto che il cuore l'ho messo da qualche parte, in un bel vaso canòpo pittato di turchese).
forse il desiderio sarebbe altra cosa, è un reame diverso con una diversa regina. io però avevo promesso mi sarei deliziato solo di pazzia e non mi sta riuscendo. benché io voglia lasciare la presa di ogni supposta razionalità, scivolo indecorosamente verso il baratro della sanità mentale.
anche troppa.
giovanna d'arco cosa avrà pensato quando dio le parlò? e le venne di rispondere? e l'estasi di santa teresa è forse l'epopea di un orgasmo?
niente deve saperti toccare come un dio. il tuo dio.
mi sento come un live. con della bella musica e quel rumore fastidioso di sottofondo che non fa gustare le parole fino in fondo.
come quando bevo il cappuccino e lascio un po' di schiuma in fondo.
non so perché... forse voglio leggerci il futuro.
ma non penso si possa pretendere molto da del latte montato a neve.
come non si deve pretendere molto da me, alla fine.
ho smesso di essere bello. ho smesso di essere giovane. ho smesso anche di pensare.
non ho smesso di mangiarmi le unghie però e oggi le dita mi fanno male.
sono qui, solo e pensoso. a farmi compagnia un cane vecchio che scricchiola e ansima e troppi gelati nel frigorifero. ora mi alzerò e ne mangerò un altro. da qualche parte dovrò pur cominciare. ma da dove?