continuano i mie sogni bisessuali e licenziosi. come in moderne relazioni pericolose, indulgo in petting sfrenati che mai ahimè giungono infine ad un'onirica penetrazione.
quel che l'inconscio vuole velatamente suggerirmi è un messaggio fin troppo chiaro. forse anche troppo chiaro perché sia di qualche effettivo aiuto.
dovrei parlarci a quattr'occhi a questo inconscio, spiegargli perché non posso più far sesso come cazzo dico io (per motivazioni fisiologiche in realtà piuttosto blande ma aihmè attualmente irrisolvibili) e vedere lui che cosa risponde. dovrebbe smettere di giocare così subdolamente con la mia passione per i ragazzi castani e le donne bionde. e dovrebbe pure darsi una regolata nel darmi giornate come queste in cui mi conviene evitare ogni specchio.
la bancarotta è dietro l'angolo. un acquisto sbagliato, un malinteso con la banca (che pare comunque tenti di tutto per indebitarmi) ed eccomi qui prode possessore di un DS Lite bianco, ma con 30 euro in tasca fino al 15 di agosto. prodigio.
la storia di questo DS ha visto sbocciare in me la furia del consumatore inferocito, poiché il prodotto in questione recava un'imperfezione e la commerciante era riluttante a cambiarlo.
mi sono sentito dire che la tecnologia è così, che più si va avanti più le cose divengono fragili e che non era carino dare una console già usata al prossimo avventore.
ho risposto con fermezza, chiedendo se era necessario, date queste problematiche tecnologiche, tornare a vivere con le pecore dato che è risaputo che le pecore non si rompono.
così, dopo una lotta estenuante, mi sono visto recapitare un DS Lite bianco, donde io ne volevo uno rosa confetto. ma ho dovuto accettare e tornarmene a casa con l'aggeggio nuovo e l'ego un poco ferito.
scopro così che il mondo della tecnologia va sempre più avanti e ormai siamo nel futuro, ma le torture a cui dobbiamo sottoporci sono medievali.
se non hai meno di tre pixel rotti nessuno aggiusterà il tuo schermo, giovane padwan. se non hai la maestria nella Forza, non potrai parlare con un operatore. e se non giungerai alle porte di casa Nintendo percorrendo la strada in ginocchio sui ceci, non avrai diritto ad essere ascoltato.
l'amore che ora provo nei confronti dell'uomo che canta qui sopra è direttamente proporzionale all'odio nei confronti del mondo. sarà l'occhio spento. sarà che impazzisco per quei piccoli particolari stridenti nel viso della gente (come Brutus della serie Rome - tale Tobias Menzies - che mi fa impazzire perché ha un dente storto ed un adorabile difetto di pronuncia). sarà che ormai sono alla frutta e sto cominciando ad accontentarmi? *__*
mangio sempre solo. sogno amplessi bisessuali dove bacio donne bellissimi dai capelli color del grano e uomini non belli ma con quei particolari sul volto che mi fanno impazzire. e mani grandi come colline.
mi sveglio la mattina e vorrei essere bellissimo. vorrei essere una bambola perfetta, senza nessun segno sul volto, senza la piega sbagliata che prende la mia bocca certe volte, per sbaglio.
perché, chiedete? non è ovvio?
vorrei essere perfetto. vorrei guardarmi allo specchio e sorridermi, sempre. non pensare nemmeno un giorno quello che penso ora e che è meglio se tengo per me. come tutto il resto.
oh. che meraviglia dovevi essere marlene. camminare per uno studio e vederti passare. con quello squardo lontano e presente. guardi la camera e non stai guarando quell'oggetto. stai guardando me ora.
dove sono andato? marlene, ti giuro, non lo so. qui è tutto molle e scuro e fresco. sembra la terra marlene. sembra la terra.
e imparerò mai? no. non è possibile. ho fatto una scelta, tempo fa. non immaginavo sarei arrivato qui però.
non ho imparato dai miei errori marlene. li sto ripetendo uno per uno, giorno per giorno.
insegnami ad essere perfetto. ti prego.
insegnami a guardare in quel modo. a far finta di piangere piangendo davvero.
siediti con me vicino al mio fiume e spiegami.
spiegami come si diventa un angelo azzurro.
o anche fucsia.
Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, Febo non abita più qui, non ha più lauro oracolare né sorgente che favella; l'acqua parlante si é ammutolita.
l'ultimo vaticinio dell'Oracolo di Delphi. e poi il buio.
dopo secoli di futuri raccontanti in versi, la Pizia tace per sempre all'ultima richiesta dell'ultimo imperatore romano, che accusava i cristiani di pervertire i costumi seminando la loro lieta novella tra la gente di bassa estrazione. che volgarità!
Febo era proabilmente stufo e decise di abbandonare quelle quattro pietre al loro destino. o forse era semplicemente stanco e provato, perché nessuno ormai adorava la sua figura con l'intensità di un tempo. o, forse, anche un dio può morire come tutti si muore, cambiando colore.
fu allora che il sole si spense e divenne una stella e niente più. fu allora che la luna divenne solo uno specchio.
forse vinse così, il Nazareno. sicuramente si sa che sul letto di morte Giuliano, che lo aveva combattuto tanto, gliela diede infine vinta.
di questo mi occupo, nulla più. di leggere, di lavorare (troppo, davvero). ho smesso di fare qualunque altra cosa e la noia immensamente incombe sebbene io mi immerga sempre più in mondi alternativi per sopperirvi.
forse non avrei nemmeno dovuto scrivere queste quattro righe. ma un aggiornamento salturario sul nulla che mi circonda, credo sia doveroso.
ho voglia. ma nessuno mi raccoglie più da tempo e resto sulla spiaggia arenato come una medusa a cuocere al sole inclemente dell'estate che viene.