verso la fine di Settembre arriva implacabile la saudade ed il primo vento freddo che muove i capelli è l'inizio dell'autunno. i portoghesi hanno un nome per quel sentimento, uno che noi non abbiamo (perché, benché possiate paragonarla alla malinconia, proprio malinconia non è) e che nessun'altra lingua s'è presa la briga di catalogare. è una sfumatura sottile, una nostalgia per qualcosa che è lontano e distante ma che forse, forse, un giorno potrebbe tornare a bussare alla porta. perché saudade è ricordo, è il viso di chi abbiamo amato, è quello che c'era nella nostra giovinezza e che ora è scomparso ma, chissà...
non si può capirla, se non si è portoghese. ti scorre nelle vene solo lì.
a noi resta d'accontentarci di palliativi, di sentimenti più distinti, d'emozioni più forti e decise
niente ci vieta però di viverla, di sentirla, una volta indovinato l'esatto colore di cui veste.
di apprezzarla anche.
quasi fosse un sollievo.
si dovrebbe avere un dizionario, con termini precisi e chiarificatori.
si dovrebbe essere tutti poeti poi, per usarne ogni pagina
tendendo in scacco il mondo con la minaccia della metafora
oh ma è così curioso che una cosa tanto piccola come l'amigdala, crei così tanti problemi.
curioso che io voglia trovare un posto in cui essere finalmente perdonato.
per quali peccati poi, davvero non so. i peccati che mi sono creato. i peccati di cui mi sono adornato.
i peccati che mi hanno segnato. i peccati.
vorrei saper scrivere. vorrei saper cantare. vorrei essere quello che non sono.
vorrei essere forte e bello e vorrei carezzare le onde con le mani da una barca coperta di sale e alghe.
le mie mani scure di sole.
vorrei il silenzio, dentro, finalmente. la chiarezza del mare prima della tempesta. il tepore della sabbia.
e le montagne dietro alle spalle, perché non mi colga mai tristezza quando scende il sole.
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali
forse non è glam e neanche tanto punk. ma è poesia, alla fine. e a quella non sappiamo rinunciare
due settimane al mare mi hanno lasciato tante, tantissime cose di cui sparlare.
niente di serio o grave, sia chiaro, ma frequentare la TV è stato per me una sopresa e una fonte inesuaribile di orrori da commentare acidamente. ora capisco chi dei commenti ai palinsesti televisivi fa il centro nevralgico del proprio ciarlare via blog.
la tortura delle giornate in spiaggia, per altro piuttosto sporadiche dato il tempo atmosferico decisamente ostico, ha avuto come companatico la lettura di Cime Tempestose, di cui parlerò a tempo debito giacchp ora mi attendono ore e ore di pulizie per rendere la mia cameretta quantomeno il più dissimile possibile da un porcile.
mi si lasci solo dire, per oggi, che sono tornato e che il silenzio mediatico è da considerarsi finito.
eventuali commenti riguardo i giovani che escono dall'aquafan e giungono sul treno del mio ritorno a bologna, ancora grondanti d'acqua e cloro, saranno inseriti nei prossimi giorni che vedranno una completa disanima delle mie fallite vacanze on the beach.
mia unica consolazione, nelle giornate grigie e gonfie di pioggia di queste due settimana, la fiction Carabinieri. ed ho detto tutto.