where: Grazia, settimanale di cultura femminile moderna.
who: Carla Bruni e Karl Lagerfeld.
what: la Bruni intervista Lagerfeld.
why: lo sa solo Dio.
comment: che Grazia non fosse un ricettacolo di intellettuali l'avevamo capito da tempo. che militasse nel novero dei giornali da leggere per puro, incommensurabile divertimento, similmente era noto da sempre.
che riuscisse a superare sè stessa (Grazia) con la disanima dell'intervista di C.Bruni a K.Lagerfeld è cosa che stupisce persino il più disincantato dei lettori.
non credo sia nostro compito or ora elencare le innumerevoli domande che tale articolo fa sorgere nelle nostre povere menti desiderose di risposte sensate ma certo è che è nostro dovere civico selezionare alcune nevralgiche questioni e vedere di sollevarne l'artistico spessore.
il primo esilarante passo lo possiamo trovare in Lagerfeld che granitico dichiara:
io non mi affeziono alle cose materiali . e si potrebbe quasi credergli, alla fine. chi del resto si aspetterebbe da questo fashion designer d'ultima generazione, l'amore incommensurato per gli oggetti (e conseguentemente i soldi?). nessuno, nevvero? eppure il gioco dura poco, signor Karl, non appena voltiamo pagina e notiamo una sua foto che ci mostra dei guanti da biker, degli occhiali neri come catrame, un colletto inamidato atto a sostenere il peso specifico di una mole di plutonio, la cravatta a cui è infiliata una freccia di diamanti.
no, assolutamente, non è proprio un attaccarsi alle cose materiali il portarsi dietro una zavorra di cose di pessimo gusto da far indubbia invidia a quel bon vecchio di Gozzano...
tralasceremmo volentieri il fatto che insista a volersi nato cinque anni prima di quel che dice la sua patente ed i suoi amici/parenti/insegnanti delle elementari... ma non siamo ancora pronti a transigere sulla bruttura di quel paio di guanti con le borchie e ci tocca continuare a leggere tra le righe se vi fosse, per caso, un qualcosa di sensato.
si potrebbe a questo punto chiudere l'articolo in pace e dormirci sopra dopo aver bevuto una certa quantità di martini & vodka... ma no, i nostri cari amici vogliono darci altro, vogliono mostrare la loro anima a noi avidi lettori e pensano bene di istruisrci sul loro modo di gestire le emozioni:
quel che ne esce è un ritratto ai limiti del patologico, iniziato con la dolce Bruni che sentenzia serena di detestare d'affezionarsi e di perdere il controllo, culminante in che Lagerfeld la sprona e annuisce, aggiungendo quanto sia brutto perdere la testa e lasciarsi andare alle passioni. i due imperterriti anaffettivi annuiscono l'uno all'altra e proseguono citando Freud e Sartre e la Piaf, senza rendersi conto di quanta disumana affezione mostrino nei confronti di autori che se avessero compreso appieno, con ogni probabilità li avrebbero portati a pensare che essere degli schizofrenici emotivi è
un grosso problema.
chiude questa perfetta, meravigliosa pagina di ordinaria follia, l'asserzione di Lagerfeld:
io sono stato tutto. ora sono un ASTRO di GHIACCIO .
che Carla Bruni potesse non ridere di tali affermazioni ce lo aspettavamo. da buona anaffettiva probabilmente non comprende bene il limite tra il grottesco ed il sagace.
che però la redazione di Grazia, che ci immaginiamo a questo punto intensamente frequentata da colletti inamidati e guanti costellati di borchie, non si sia fatta una grassa risata giungendo a fine articolo e abbia deciso di pubblicarlo è una questione che non possiamo liquidare con leggerezza.
ci resta il dubbio che sia ironia... poi ci ricordiamo che è una pubblicazione Mondadori ed il dubbio, misteriosamente, scompare.
