Sono un animale da rimorsi. Il gioco che mi seduce la mente è il gioco del "se fosse" del "se avessi osato".
Il fulcro del mio desierio non è più lo stesso da tempo, ciò non toglie che torni alla mente quel qualcuno che non aveva poi bisogno di nient'altro che un sorriso ed era già serata fatta.
Dove io abbia seppellito quella persona davvero non so. Resta a volte l'impressione che cerchi di tornare a galla, inusuale riesumazione complice troppi cocktails.
Se anche una sera sono stato un coniglio, se anche ho leccato sangue che sa d'amarena, se anche ho bevuto e guardato tutto con cupido desiderio, se anche tutto questo accade, non accade mai quello che ancora ardentemente voglio.
Sferzare i desideri forse è uno sport un po' vetusto e persino a volte deleterio.
Attendere che mi passi, con noncuranza, questa fottuta voglia di cazzo che ho addosso è invece necessario.
Anche perché altrimenti non si può fare, vero? Non m'è più concesso altro, lo so.
Allora io mi metto a desiderare altro. Desidero emozioni forti, amori strani ed obliqui e sottili come carta. Desidero storie tessute di potenza e dolcezza, in cui la trama e l'ordito sono il non plus ultra della tenerezza.
Non s'avvera nulla lo stesso.
Desiderio dopo desiderio arrivo sempre allo stesso punto.
Davanti allo specchio.
Ci sono io, ci sei te.
Ci siamo noi e osserviamo ogni sottile segno che presagisca l'inevitabile.
E io continuo a mangiarmi le unghie fino a quando fanno male e ancora non so bene perché.
I propositi sono chiari: mai più dire no, mai più avere rimorsi (il che implica fare delle cose però, che orrore!).
Forse solo così riuscirò a sopportare ancora per qualche anno questa orrenda carcassa che mi porto dietro.
Oh fuck.
Oh.
Fuck.
Se invecchiare un giorno avrà un senso sarà perché io gliel'ho trovato. Perché ho vestito di significato un lento processo cellulare che porta alla disfatta, alla solitudine, al riposo.
Eppure il dispiacere cova in noi come uova di un fantomatico drago, dove a doverle tener calde serve una forza che non si ha se non quando la notte è fonda ed i pensieri sono tanti e le cose non saranno più le stesse domani.
Allora si sta così, come sul ciglio di qualcosa di più grande. Si sogna un corpo che non si potrà avere, si sogna un mondo che non si potrà vedere, perché di questo è fatto l'uomo: di sogno.
Forse sarà qualche mossa di Tai-Chi che mi darà la pace.
Forse una carezza nel momento esatto in cui la necessità sarà travestita da vergogna.
Ma coi forse ho riempito pagine e pagine e non ho costruito nulla se non un alto castello per nascondermi.
E' un peccato se cerco l'emozione? Se cerco qualcosa che non ha definizione ma sfugge tra le dita?
Sarebbe semplice avere già la risposta, sapere già dove cercare e infine cosa.
Eppure reinventarsi è necessario. Costruire ponti dove prima c'era solo una discesa verso il mare è un'impresa da formiche che va condotta con diligenza e richiede tempo e forse anche dei silenzi lunghi interi inverni.
Ma in fondo mi pare di chiedere così poco. Ormai il tempo che ho sprecato a piangermi adosso è andato, no?
Eppure perché continua ad appiccicarmisi addosso, perché continuo a pensarlo come tempo sprecato, perché sento con così tanta forza d'essere su ogni fronte fallito, come se niente mi fosse stato dato dal destino nè tantomeno io mi sia occupato di esigerlo?
Quale segreto covo in cuore che mi tiene compagnia ogni notte e non ha le dolci fattezze di un coniglio di pezza?
Perché voglio così tanto una carezza a volte?
Perché?
Oh, se avessi tutte queste risposte. Se sapessi, se potessi di nuovo sorridere. Se non vedessi ogni giorno una ruga nuova che s'approssima a fare capolino su di me o su chi mi sta attorno.
Se non fosse così importante il qui e l'ora ma potessi pensare al domani. Se fossi abbracciato a qualcuno di tanto in tanto. Se potessi scopare come dico io. Se potessi sognare di nuovo come facevo un tempo.
Se cantassero le sirene per me canzoni che solo io intendo. Se sapessi guardare negli occhi. Se mi piacessero gli specchi e quello che ci vedo. Se a specchiarmi non fossi sempre solo. Se il romanticismo non fosse mai abbastanza. Se potessi mangiare il cioccolato. Se potessi bere.
Se potessi capire quello che sono, che voglio. Se potessi comprendere appieno anche solo una parte di quello che potrei essere.
Se avessi fiducia... in me, in te, in tutti.
Se la mattina non mi svegliassi come mi sveglio sempe, diviso in due.
Se ci fosse più schiettezza. Se non si dovesse mai mentire.
Neppure a sè stessi.
Mai.
Sono successe delle cose, in questi anni. Microscopiche piccole cose che hanno avuto per me senso.
Molto senso, come un pugno nello stomaco, come il pianto di qualcuno di notte.
Non riesco a dare alla mia vita una forma, un inizio, una fine. Non riesco a sollevarmi da me stesso con l'agilità che mi si richiede ma sono in qualche modo conscio del fatto che qualcosa va fatto.
E' lento e non è facile ed è come imparare a scrivere per la prima volta.
Quello che cerco è, costantemente, l'emozione. Mi consumo le unghie a forza di masticarle, guardando film e telefilm che mi diano quello che non trovo là fuori. Quello che non viene.
E non parlo di emozioni a caso, parlo di cose belle, di cose forti, di cose che ti fanno sentire vivo. Cose grandi.
La finzione di storie create ad arte in qualche modo mi mantiene vivo.
Pretty ironic for a zombie, isn't it?
Non so dove mi porteranno queste mie vecchie ossa. Non mi cullerò pensando che sarà facile o che potrebbe andarmi anche bene. No davvero, non sono io quello. Nè sono quello che voglio diventare. Ma devo fuggire, in qualche modo. From myself for myself to myself.
Scavare con le unghie così corte fa male. Giuro.
E tutto quello che desidero, ora, è solo un abbraccio.
Ed ho tanta paura. Una fottuta paura che mi tiene sveglio la notte... ogni notte. Ma è una paura strana, è una paura quasi bella. Non me ne libererò mai, lo so, è parte di me.
Riuscirò forse a togliermela di dosso un po' se ogni giorno qualcuno mi guarderà negli occhi e mi dirà qualcosa di bello. Tanto bello. E sarà bellissimo quando, finalmente, ci crederò.