Io non sopporto l'incomprensione. Eppure per quanto mi sforzi non mi riesce di comprendere fino in fondo, nè mi riesce di farmi capire completamente.
E' questo che vuol dire essere umani? E' questo che vuol dire essere soli?
Perché riesco a vedere con così estrema chiarezza i meccanismi di difesa negli altri, che come opliti sanguinari sono lì a mantenere coerente il tutto, mentre mi sfuggono a volte i miei?
E' vero che nella mia ricerca del sacro Graal della chiarezza, non vedo e non comprendo chi mi sta attorno?
Ci sono punti deboli in ognuno. I miei sono piuttosto semplice ed elementari: non toccare mai un mio sogno, non pronuciarsi mai su un minuscolo difetto fisico. Una volta saputo questo abbattermi è di una semplicità disarmante ed io, con ironica e metodica determinazione, consegno queste chiavi a chiunque mi conosca abbastanza.
Sono freddo, mi dicono. Se lo sono è perché devo analizzare tutto, se lo sono è perché non posso lasciarmi andare alle passioni perché le mie passioni sono come Scilla e Cariddi ed inghiottono tutto.
Sono distante, mi rimproverano. Perché la distanza è necessaria affinchè io non sbagli le mosse o, nel caso di errore, le possa in qualche modo recuperare.
Sono triste, e forse passare dei giorni con me vuol dire passare dei giorni da soli, impegnato come sono a guardarmi dentro perdo di vista l'altro e raramente lo comprendo.
Ma tutto questo può giustificare ogni cosa? Possono queste semplici constatazioni essere prese come arma e brandite a mo' di coltello?
E posso io farmi scudo con la disperazione? Con la sicurezza che quello che indosso ha un nome e un volto ed è persino catalogata nei libri di psicologia?
Oh, avanti signori, fatevi avanti. Lo spettacolo non è variopinto, anzi è grigio sempre. Ma proponiamo sovente sprizzi di sangue.
E quando a dare il colpo è qualcuno di cui ti fidi, quando tu ne vedi i meccanismi e improvvisamente capisci ma altrettanto comprendi come sia fuori e lontano da te, che cosa fai?
Chi abbracci quella notte, in un letto troppo grande, aspettando d'essere amato non solo per quello che ti sforzi di non essere, ma anche per quello che vigliaccamente sei?
Insegnatemi ad essere felice. Insegnatemi a seguire il cuore. Insegnatemi come si fa non dormire sempre da soli.
Non ho speranza. Procedo sottile come un giunco verso un destino di cui non so nulla.
Ogni giorno più sottile, ogni giorno più silenzioso, ogni giorno più folle.
Ogni giorno una ruga in più nel contorno sottile degli occhi.
Ogni giorno una paura in più da catalogare nel delirio.
Madre della Sabbia, la tempesta non è passata, lo so.
Ma fammi la grazia, spreco ancora troppa acqua.
Foglio essere forte, Madre, voglio essere grande.
Segnami la strada nella sabbia, fammi tornare quello che ero.
Quante notti ancora dovrò aspettare sul pavimento freddo del Sietch
sognando braccia che mi cingono proteggendomi da tutto quello di cui ho paura
da tutto quello che non capisco?
Quante notti ancora nel buio del deserto, a camminare a passi piccoli e strani
affinché il Dio Verme non senta la mia presenza?
Voglio di nuovo la forza che era mia, voglio le mie mani.
Rivoglio le braccia che avevo per mietere la spezia.
Rivoglio la voce che ho perso per cantare la mia libertà cavalcando il Verme.
Madre del Tempo, Reverenda Madre.
Il Gom jabbar mi ha forse ucciso? Non ho passato l'Ordalia?
L'acqua di spezia ha spezzato la mia coscienza?
Oh dolce Madre del Silenzio, torna a me.
Stringi la mia mano
E mostrami la strada che conduce là dove è giusto che io sia.
Sarò acqua per la mia tribù se è quello che devo essere.
Sarò cibo per il Verme.
Ma mostrami la via.
O non sarò più il Fremen che ero.
E la mia acqua sarà sprecata.
p.s. questa è una preghiera. forse solo alcuni capiranno. anzi penso capirai solo tu. spero ti piaccia.
la preghiera rimanda alla saga di Dune di Frank Herbert. La canzone è parte della colonna sonora del'adattamento televisivo della suddetta saga. Il video invece è Final Fantasy VII Advent Children.
sono due delle più belle storie mai raccontate.
leggetele, giocatele, guardatele. fate entrare questa acqua nel vostro sangue. vi darà forza.
Se devo parlare di qualcosa oggi spiegherò del mio rapporto con la musica. Ora e sempre posto deliri depressoidi accompagnati da musichette che mi entrano nel cervello e non ne escono più.
Non si dovrebbe cominciare così, lo so, ma la musica for me è quelcosa che non mi riesce di descrivere bene e ne sono quasi contento.
A guardare il mio Itunes si pensa io possa essere un po' schizoide, anche se a dominare la classifica è Battiato da sempre, c'è in mezzo un po' di tutto.
A me va bene così. I miei gusti musicali non hanno limiti ma hanno stagioni che durano una settimana o due.
E sebbena mi sia fissato su un paio di nomi dal suono poppeggiante e di semplice retrogusto indie folk, il resto è un miasma che sfido chiunque a capire da dove origina.
Fu tutta colpa, lo so, di un padre invasato dei Pink Floyd in combo coi Nomadi e una madre in delirio da Mina + Mozart.
Uno, con certe premesse, non può crescere musicalmente sano, I suppose.
C'è che mi dispiace d'essere sempre musicalmente amorfo. Il che significa che i miei gusti hanno gli stessi confini informi di un'ameba, fagocito tutto e non approfondisco mai niente.
Del resto come approfondire? Vivo di casualità, di incontri musicali basati più sulla sincronicità degli eventi e dei suoni che su una ricerca cosciente e spensierata.
Il che mi mette sempre di fronte a situazioni di loop continuo ed infernale. E un po' va bene così.
oggi vivo di Bowie. perché ho bisogno di visioni lontanissime per astrarmi dalla gretta realtà politica e sociale che andremo vivendo.
i don't want to speak about anything else. non è cosa. oggi è meglio tacere.
Sentite, siamo onesti. Io lo sono sempre ma ancora conservo una specie di incrostata pudicizia.
Davvero, assolutamente completamente onesti. Diciamoci le cose come stanno, senza peli sulla lingua.
Io sono stufo. Davvero, molto molto stufo. E sono stanco. E sfiduciato.
Solo che non posso descrivere tutto questo se non con brutte metafore e criptiche frasette da diaro delle superiori.
Credetemi, mi faccio schifo almeno quanto faccio schifo a voi in questi casi. Anzi, forse di più.
Continuo a cercare di non lasciarmi ferire da parole dette solo per scherzare, perché sono scherzi in fondo, no?
Ma anni a rovistare nello scantinato dell'inconscio mi hanno insegnato troppe cose e non posso lasciar cadere niente.
Non posso che ridere del paralitico che mi insulta per strada, non posso che ridere del punkabbestia che mi chiede un pompino.
Davvero, posso ridere di tutto e di tutti e certo posso ridere di me stesso sino a sbeliccarmi.
Ma poi, la sera, sono solo. Sono qui, adesso, ora, a dirvi che non ho parole per descrivere quel che sento perché parole non ce ne sono. Sono qui, ora, a maledire il dio che ha decido di darmi al mondo. Sono qui a soppesare con efferatezza ogni mio difetto dandogli un'importanza che non dovrebbe avere.
Mi conosco, purtroppo. Meglio di come voi mi conosciate, ovviamente, meglio di come lasci intravedere a volte.
Del resto questo è un gioco così puerile e stupido, del resto parlare di questo è così sciocco, no?
Io stesso lo riconosco. Io vi do il pugnale per massacrarmi se volete. Servito su uno splendido specchio d'argento.
E' ora di dire basta, vero? E' ora di smetterla?
Bene, sono con voi. Accomodatevi. Sedetevi con me e gustatevi lo spettacolo. Sono stufo quanto voi, sono annoiato quanto voi eppure non so come spegnermi.
Non so come smettere di pensare che sono sciocco, per esempio. Non so come fermarmi ogni volta che mi viene da pensare a quanto sia fallito. Non so come staccare la spina quando mi sento grasso (io. grasso. cristo santo, sono proprio scemo eh).
No, non dite una parola. Non biasimatemi, non consolatemi. Non serve.
Non so più cosa serva, ora come ora. Non so più dividere quello che funziona bene in me e quello che invece non va affatto.
Ogni giorno spero sia l'ultimo, l'ultimo giorno in cui penserò di essere orrendo, l'ultimo in cui penserò che faccio proprio schifo al cazzo.
Invece no, ogni giorno è identico al precedente. Ogni giorno si staglia lì davanti a me come un filo sottile che va ad annodarsi alla matassa enorme che devo sbrogliare.
Dove iniziare. Come? E soprattutto, perché?
Vale la pena fingere anche solo per un istante che tutto possa un giorno andare bene? Vale la pena battersi per qualcosa che non c'è, per qualcuno che ancora non esiste, per un futuro che non può in alcun modo essere roeseo?
In breve, vale davvero la pena vivere?
Ti prego, cullami tu che mi sei fratello, tu che non ci sei.
Ti prego, raccontami tu quello che devo fare.
Fammi vedere la vita coi tuoi occhi.
Fammi sognare l'amore coi tuoi respiri.
Non lasciarmi.
Non posso, davvero. Senza te non so stare.
Senza le tue parole, sono solo cenere