24/05/2008, ore 14:54

Facciamo il punto della situazione, ne ho bisogno.
Devo elencare con mesta diligenza quello che c'è, quello che non c'è, quello che va quello che non va nella mia vita ora, adesso, NOW.
Uno sterile elenco, con qualche fronzolo e commento, atto a sottolineare - se mai mi doveste incontrare e notaste che ho le palle girate - il perché del mio attuale scoramento:

Situazione sanitaria:
  • Sinusite: Ok, ce l'abbiamo e ce la teniamo. Esami su esami, accertamenti su accertamenti (costosi raggi X alla faccia) e il verdetto è ancora oscuro. La settimana prossima avrò il parere del dentista, la metà di giugno porterò tutto dallo specialista e avrò anche il suo verdetto.
    Attualmente la situazione stagna in un non meglio identificato buco nero sulla lastra della TAC, che vuol dire esattamente tutto e niente perché le lastre il tecnico le ha fatta sbagliate.
    A parte la perdita di tempo e ingenti somme di denaro, la sinusite resta stabile. Ne gioisco.
    Anche perché la settoplastica potrebbe essere vicina e con essa un naso nuovo di zecca (da cui, finalmente, potrei respirare come sarebbe d'uopo fare).
  • Dermatite/Follicolite: Ok, aggiungiamo alla lista la new entry. Il dermatologo mi schiaffa da comprare una lista pressoché infinita di cosmetici (che non sono medicinali eh? quindi non mutuabili o quant'altro... dopotutto capisco perfettamente non sia un problema se la mattina mi sveglio con dei bubboni in faccia che nemmeno gargamalla...) La faccia prude, piccoli minuscoli brufoletti rovinano la già precaria idea della mia persona che il mio poco uscire di casa offre agli sconosciuti. Archiviamo anche questo caso come sostanziale risvolto psicosomatico con altissimi costi per le infrastrutture. 42€ di una crema alle proteine della soja che però quasi funziona. E il resto mi arriva lundeì. Gioia e gaudio.
  • Emorroids e ricchi premi e cotillons: tadaaaaaan! finalmente scopriamo come e perché sono ormai quasi 6 anni che il sottoscritto non vede un uccello che non sia il suo (ormai, lo ammettiamo, usurato dall'auto-erotismo che però ultimamente latita causa stress emotivi) e qui la sofferenza non solo è alta e anche abbastanza insopportabile... si aggiunge al danno la beffa che no, anche se volessi, non posso farmi traMvare in culo dall'allegro muratore che mi guarda come una bestia da monta sull'autobus (e, amici cari, credetemi... giacché la mia specializzazione erano i mariti sposati con prole e la finta gentaglia etero so riconoscere la differenza tra uno sguardo di appestato odio e uno di concupiscente desiderio. Ad entrambi, attualmente, rispondono don una smorfia di disgusto).
    In questo campo le cose si fanno nebuolose. Si approssima all'orizzonte la paventata impossibilità di rapporti sessuali di tipo anale (come se ve ne fossero altri possibili per una coppia di froci) e una non meglio identificata operazione da piazzare come e dove e quando non si sa. Nemmeno il perché è certo. Ma ciò dovrebbe donare un qualche anno di pace, configurando il post-operatorio come una lunga attesa dell'immancabile recidiva.
  • Depression or how I like to call it: My own private Idaho: che qui se stendo un velo pietoso è solo meglio. Devo però inventarmi una scusa perfetta per non andare all'ultima seduta giacché, ovviamente, non ho i soldi per pagarla.
    Quello che ho imparato è stato molto, devo ammetterlo. Ora so alcune cose su me e sui miei meccanismi che, sebbene non possa farci niente di preciso, mi aiutano a vedere con un maggior dose di lucidità la follia che mi contraddistingue.
Situazione emotiva:
  • Madre è sinceramente occupata dalla sua nuova relazione. Padre è un'entità non ben definita che non si fa sentire dal gennaio del 2007. Nonna sta impazzendo veramente e mi telefona supplicandomi di non partire perché sono povero e sfigato e niente andrà bene. Archiviamo il caso sotto una sostanziale assenza di possibili aiuti famigliari che siano questi di natura puramente personale o economica (giacché in entrambe i casi il piatto piange in casa mia. Olè).
  • Scopro con inquietante diligenza un mondo di sentimenti a me sconosciuto. Non miei, sia ben chiaro, giacché IO i sentimenti mi guardo bene dal cercare di coltivarli anche solo per ischerzo, quanto d'altri.  Sebbene io mi renda perfettamente conto che il mio ruolo non è certo quello della spalla su cui piangere, giacchè è abbastanza evidente che mi piango addosso già abbastanza e sono un FILINO pessimista, trovo comunque curioso che mi si rinfacci di non comprendere, di non capire, di mantenere un distacco abissale.
    Come si possa rinfacciare questo a me, è un mistero, giacché è praticamente la mia prassi sempre e  comunque. Sostanzialmente si tratta di chiedere ad un ghiacciolo alla coca cola, dopo averlo comprato come ghiacciolo alla coca cola, di essere un bel punch.
    Con ciò non voglio dire che il mio comportamento sia giusto, voglio solo dire che da me non ci si può (o poteva... sto lavorando per il futuro al riguardo) aspettare un abbraccio, una pacca sulle spalle. Per me il mondo è un orrido inferno con alcuni, immoti sprazi di bellezza (quali per esempio la banana split o le caramelle gommosette o l'ultima collezione di Dior - l'ultima guardabile: quella di Slimane) e un sommario grigiume che mi ispira solo disperazione.
    Senza considerare il fatto che a volte mal sopporto il contatto fisico ( o forse mi piace dirlo, ma questa è un'altra storia). Come fulmine a ciel sereno scopro dunque la sofferenza abissale di chi, a questo punto, è davvero molto più bravo di me a nasconderla. Non so se complimentarmi o dare una sberla stentoreo e dire: non pretendere che la gente ti capisca, non fare come me (e cazzate così).
  • Vivo nella costante ansia di quel che succederà domani e nello schifo immondo che mi faccio. Questa è mia prerogativa da sempre e non me ne liberò facilmente. Vorrei però poter sostenere lo sguardo nello specchio, per esempio. Liberarmi da  un certo qual peso che mi attanaglia e mi identifica ai miei occhi come di una sostanziale bruttezza quando non proprio l'impressione di essere un flaccido grasso orrore. Altresì sembra acuirsi la mia fobia nei confronti della comparsa di nuove rughe. 18€ buttati nel cesso per un gel all'acido ialuronico, per altro miracoloso davvero, nella mia situazione economia sono ennesimo sintomo di qualcosa che non va.
Situazione economica:
  • Qui grasse risate ed un solo punto: 148€ da qui al 20 giugno prossimo. E non avendo comprato altro che medicinali, esami e poco, pochissimo cibo, davvero mi riesce difficile capire con nel giro di una settimana abbià già fottuto lo stipendio (400€ di affitto non aiutano eh?).
    Ci sono poi all'attivo altre spesucce di media entità, ovvero medicinali di cui sopra, che abbatteranno insindacabilmente le mie finanze verso lo zero. Mendicare sembra la soluzione migliore.
Situazione logistica:
  • Londra. Londra. Londra. Dio Cristo Londra. Londra si fa un filino più distante. Il mio progetto era portare simpaticamente tutto su a casa con un bel fiorino, piazzarmi da Madre per un paio di settimane, risparmiare, chiedere un minimo di aiuto per la caparra della stanza, volare a Londra a fine giugno, trovare lavoro. In breve  essere felice.
    La situazione non è rosea come prevedevo. Il figliol prodigo torna ma, sebbene sia ben accetto, non trova nessuna vacca grassa da ammazzare. Anzi. La caparra se la scordi, così come un aiutino per il fiorino.
    Si restringe dunque la soglia di possibilità per la partenza e la permanenza in quel di London. Tutto da decidere all'ultimo minuto e certamente in base alla stanza più economica e bohemien possibile (il che non è nemmeno male, ma piange un po' il cuore dover rinunciare a questa stanzetta bella bella in zona 1 per la modica cifra di 390 sterline al mese comprese di donnina della pulizia, solo perché 500 sterline di caparra sono tantine). vabbè, amen. Torneremo a vivere con i topi e la cosa non dispiace neppure troppo.
A questo punto mi risulta difficile trovare una soluzione. Anzi, trovare delle soluzioni. L'ipotesi più verosimile è accendere un prestitino di lievissima entità in banca, sperando che il bilancio dei miei 14 anni di clientaggio sia positivo.
Questo smuoverebbe la situazione logistica e quella economica e darebbe un discreto boost a quella emotiva. Certo, di motivi per lamentarmi ne avrei sempre a non finire MA almeno abbasserei di un filo il livello d'ansia.
Poi il verdetto degli esami. Poi, dopo la cura, il verdetto della visita.
Verdetti su verdetti. Ecco cosa attendo. Attendo che qualcuno mi dia una data, un'idea, una speranza d'operazione per esempio, onde vedere la fine di un tunnel di santità che comincia francamente a stracciarmi il cazzo.

Ciò che comunque non mi riesce di estirpare dalla mia mente é: mah, sì, boh... alla fine che vuoi che sia. son cosucce. una sinusite qui, pochi soldi là... che cazzo vuoi che sia. ma se reagisci così a cosette del genere ora, cosa ti accadrà quando succederà qualcosa di SERIO. Ma serio eh? Serio serio.
Irrimediabile. GRANDE.

Si insinua in me, giorno dopo giorno, la certezza che io non sono fatto per stare al mondo e che, ormai, non ho più nemmeno qualche via di scampo per rendermi la permanenza più sopportabile.
Sognare mi è ancora possibile, ma ormai i  miei sogni si aggirano come sciacalli attorno a cose tanto terrene da essere volgari.
Non si sognano più principi o viaggi speziati e distanti, si sognano chirurghi in grado di fare il loro lavoro. Non si sognano più successi editoriali o personali sfolgoranti, ma solo un funzionario di banca che mosso a pietà approvi un prestito.

Oh beh. E' la mia vita tutta qui? In sogni talmente piccoli che quasi fanno ridere?
Sì, signori. E' così. La banalità mi è entrata in casa che nemmeno me ne sono accorto.
Ed ora non so bene da dove iniziare per sbatterla fuori.

Forse, davvero, devo cominciare a buttare della roba e fare questi fantomatici cartoni.
Un passo alla volta, dicono i tarocchi. Un piccolo piccolo passo alla volta.
Anche perché devo liberare la stanza entro il 31... che mi risulta essere sabato.
Oibò.
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19/05/2008, ore 12:19

"Ora vi vedo come bambini" sentenzia un quarantacinquenne dopo un nostro rutto ad una cena tra amici. Ed in fondo è questo che siamo, questo che la nostre generazione ancora è ed ancora sarà: bambini. Non diventeremo grandi, non siamo fatti per farlo. Abbiamo perso ogni speranza da così tanto tempo che non ha senso crescere, dobbiamo ancora credere alle favole e giocare. E non conteremo mai i bicchieri di cristallo.
Sarebbe forse interessante capire come sia successo, quali avvenimenti abbiamìno portato a questo sostanziale nichilismo... non crediamo in niente, non combattiamo per niente. Nemmeno andiamo a firmare ai banchetti del Grillo, anche se un po' pensiamo dovremmo farlo ma non ci crediamo fino in fondo.
Abbiamo votato ed abbiamo perso, non è colpa nostra se lui è ora capo del Governo.
Siamo un po' colti, ma non troppo e non ci prendiamo mai veramente sul serio
Ma abbiamo questo sognare che voi non avete, abbiamo questo sperare che voi non capite. Siamo la generazione del baratro, ma in fondo noi speriamo crescano i fiori.

Ora sono qui, in casa c'è uno sconosciuto brasiliano che telefona con il mio telefono e gioca ai casinò online in camera come se fosse un lavoro. Cresce dentro me la sensazione di non appartenere più a questo posto, già da tempo la covavo ma ora è una liberazione finalmente poter dire di andarsene.
Anche se non è semplice, anche se devo sentirmi dire cose non belle e tacere, poiché non sono mai stato autorizzato ad avere ragione, a covare i miei sogni, a sperare.

E l'esame di stamattina no, non è andato bene.
Questo significa che per ancora molto tempo non potrò amare, che prima dovrò fare altri, tanti, dolorosi esami e forse delle operazioni.
Non è bello dover chiudere questa porta ancora una volta, con la certezza di non poterla aprire. Non è bello non potersi lasciare andare nemmeno un momento, non poter dire la verità a nessuno - nemmeno qui, infine - non è bello non lasciare che nessuno capisca, nemmeno chi è pagato per farlo.
Ma io non ci riesco. Non riesco a parlare con disinvoltura di me e del mio corpo, non riesco a  dichiarare a voce alta il perché di questa forzata e sempre più imperitura astinenza.
Mi arrovello per trovarci un senso, come fosse una punizione. Ma non ne trovo perché le cose non hanno senso e di questo dovrò farmene una ragione un giorno. Un giorno non lontano presto.
Quando avrò smesso di voler essere abbracciato quando piango.

Poi oggi ho visitato un giardino. C'era lei che mi raccontava storie una volta, lei con gli occhi scuri di giaietto, lei con le labbra pallide. Io segnavo gli studenti più belli, lei invece indicava quelli più intelligenti.
Io riempivo ogni buco di ragnetti, lei lasciava che fossero i gelsomini a vincere sempre.
Le ho promesso alcune cose e sono un segreto. Le ho lasciato un regalo nascosto dove so io e tra dieci anni sarò lì a vedere che ne è stato.
Ho chiesto in cambio di darmi nuovi i Sogni, affinchè io possa trovare il mio Giardino, non dover sognare sempre il suo.
Affinchè nel labirinto di siepi che è il mio futuro, io possa trovare la strada che conduce alla Città di Smeraldo.



Forse tutto è cominciato quel giorno lì. Quel giorno che aprii quel libro viola e cominciai a leggere la storia di quella bambina rachitica e cattiva e del giardino segreto che le ha fatto sbocciare il cuore.

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14/05/2008, ore 03:36

La ricerca di sè, il mostro contro cui combattiamo che è quello di ogni giorno, di ogni specchio, di ogni respiro fumoso nella notte.
La notte che mi è vicina perché la notte è il vuoto, è il pericolo, è la strada dove si adagia ad aspettarci il sonno quale piccola morte.
Sono senza forze lo so, ho perso da tempo il libro che catalogava le mie virtù. E se piango è solo perché non ho altro modo di sentire. Non ho sfumature, ho solo assoluti. Ma almeno lo faccio in silenzio quando nessuno mi vede o ascolta.
Eppure anche in giorni in cui tutto pesa più del cemento, dove a consolarci non è nemmeno la musica, ecco in giorni come questo mi chiedo cosa sia che mi spinge a proseguire.
Con questa assoluta devozione non tanto al domani, perché domani per noi non ce n'è, quanto piuttosto un cingere le braccia al presente, stringere le mani dell'oggi a cercare spasmodici un soldo per poter infine comprare un gelato alla fragola.
Forse le notti a sognare hanno prodotto questo. Le notti spese ad essere lupo, ad essere mago, ad essere un triste pagliaccio.
Le notti spese a scrivere, cosa che ormai non succede più come un tempo poiché anche questo mi ha abbandonato.
Se mi guardo mi vedo rannicchiato in una stanza vuota e grande e bianca. E la camera punta su di me e non si vede nient'altro.
Come se dietro ci fosse un mondo a cui non ho accesso. Distante solo un paio di passi. Due passi oltre il limite che non posso varcare.
Voglio una casa, un qualcosa di stabile. Una casa che non sia solo tetto e mura ma silenzi complici e occhi e mani e sorrisi e risa e bivacchi al freddo e sole radente e bucati ingrigiti e assalti notturni e succhi di frutta improbabili e caramelle dovunque e dischi di vinile nero e libri pochi ma belli e coperte tirate a coprire i piedi e pigiami improbabili e sospiri tanti sospiri e infine storie.
Di quelle che mi piaceva raccontare e che ho perso il filo ed ora ritrovarlo è così difficile.


video by: http://diurnotturno.blogspot.com
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07/05/2008, ore 03:14



Questo per ricordarmi che i sogni ci sono ancora.
Per ricordarmi che voglio cantare e scrivere e sognare finchè ho un'anima in corpo.
Finché mi sarà permesso di farlo dal grigio che a volte covo dentro come un seme.
Ora è tempo di andare davvero da qualche parte.
Ora è tempo di scoprire che sono, cosa voglio e perché sono qui, adesso.
Come? Non so. Cercherò nei libri, nella musica.
E sebbene non sappia niente, io intanto mi incammino.
Spero di trovare una qualche indicazione sul sentiero.
Una fila lunga di palmipedoni che puntino dritto là, dove devo andare.
Che questo tempo che ho speso chiuso dentro me mi sia d'insegnamento.

Mi dispiace di non poterti essere vicino, ora.
Mi spiace di non poterti stringere la mano e sentire le tue parole.
Mi spiace dei baci che ti ho negato e ti negherò ora e sempre.
Poichè sull'altare, come sai, ho sacrificato tutto.
Compreso quello che volevi di più.

E che il fuoco mi riscaldi un poco,
poichè il mondo davvero non ha bisogno
d'un altra stele devota di marmo
zombieglam
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