30/07/2008, ore 01:46

Sebbene ci siano ancora molte cose da sistemare ed io debba ancora trovare lavoro (dopotutto sono solo 5 giorni che ho smesso il mio vecchio) devo comunque arrendermi al fatto che vivere a Londra è estremamente piacevole e contemporanemente estremamente complicato.
Ci sono alcune curiosità che non mi riesce di spiegare... per esempio perché tutti vengono a lavare la macchina sotto la mia finestra (per altro allietando la vista, dato che questo arabi al giorno d'oggi crescono belli e robusti e molto proni a togliersi la maglietta tanto quanto sono ligi a vestire le proprie donne come mongolfiere) o perché tutti abbiano dei capelli sempre meravigliosi (quando bastano dieci minuti all'aria di Londra ed alle sue metropolitane per abbattere qualunque strategico tentativo di avere una capigliartura decente) o di nuovo come possano fare un latte così buono e dei biscottini così deliziosi.
Non si respira aria di tranquillità, sia detto. Eppure tutti continuano il loro trafelato spingersi dove li porta il dovere, come se quel che accade intorno sia invisibile agli occhi.
Persino quando il proprio vicino (leggasi IO) resta chiuso fuori di casa perché la maniglia si rompe, per altro lasciando la porta di casa aperta, e nessuno accorre alle sue richieste di aiuto.
Qui si vive, sembra, sperando che non ti succeda niente poiché se ti succede qualcosa sai già che sei spacciato. E certamente sai che non deve necessariamente succede a te, ci sono là fuori altri milioni di persone che possono essere nel posto sbagliato al momento sbagliato tanto quanto te.
E' curioso, ecco. E' vagamente ansiogeno ma non per questo impedisce a chicchessia di fare quello che vuole. Pare quasi sia il prezzo da pagare per vivere qui, dove si può amabilmente discutere di bondage con uno sconosciuto trovato in un bar gay a Soho, sorbendo il peggior cappuccino della storia ed uscendone piacevolmente sopreso dall'amabilità dello sconosciuto, trovarsi di fronte Paul McCarntey e offrirgli un inchino a cui risponde con un sorriso.

La prossima volta, giuro, gli chiederò se gli va un frappuccino.
zombieglam
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18/07/2008, ore 22:05

Dunque dunque... da dove iniziare?
Iniziamo prendendo un grande respiro, profondo, ristoratore.
Ci siamo lasciati alle spalle un trasloco lampo, improvvisato alla meglio, problemi bancari a non finire, la carta d'idendità distrutta con conseguente rischio di negatio dell'espatrio.
Ma ora cerchiamo di respirare.
Cosa, al momento, non facile... e via col bollettino medico: causa un non ben identificato allergene (la tanto odiata moquette? i mobili pieni di formaldeide? le tende sporche?) sono in preda ad una potente reazione allergica che mi da mal di testa, congiuntivite, sinusite e rinite. C'è che in teoria dovrei quindi stare poco in casa, ma al momento non ho altro posto dove stare e ho questa specie di insensato cipiglio che mi spinge ad ingulgere nel protarre la reazione allergica perché non voglio arrendermi al mio corpo.

C'è anche che le cose qui sono diverse, ovviamente, diverse.
Episodi piacevoli (un commesso carino che ci prova pur io avendo occhi rossi come un pomodoro e uno sfogo sulla faccia, la scoperta di un incantevole giardinetto sopra un canale che porta direttamente a Camden, un bel negozio di alimentari con tutto a 1 pound - persino delle buste di insalata e carote formato famiglia, la gattina che c'è in casa coi suoi due cuccioli che sono nati - guarda caso - la notte del giorno precedente al mio arrivo) misti ad episodi spiacevoli (un gruppo di teenager che mi tira delle mele ed i soliti scherni).
Insomma, diciamocelo, per quanto uno possa cercare di arabattarsi e si immagini che cambiare paese voglia dire sperimentare un'accoglienza diversa, devo dire che il mondo è infinitamente piccolo e maledettamente simile. Conterà, senza dubbio, il fatto che siamo sempre nel vecchio continente, anche se ci divide dalla terraferma un oceano di intenzioni.

Il landlord (ovvero colui che mi affitta la stanza) è di una gentilezza mostruosa... oggi mi ha accompagnato a prendere il numero identificativo per accedere ai servizi sanitari, l'appuntamento per iscriversi nel mondo del lavoro inglese ed ha persino provato a farmi aprire un conto in banca.
Tutto questo by himself, con me dietro come un cagnolino perché, signori, gli inglesi proprio non capisco come cazzo parlano. Mi ci dovrò fare l'orecchio lo so, e devo dire che dipende molto dalla gentilezza della persona in questione diminuire la velocità della favella, ma fa comunque strano sentire una così grande varietà di accenti per una lingua tutto sommato estremamente facile... come se volessero complicarla parlandola ognuno a modo proprio...

Sono giornate di stanchezza furibonda, complice appunto la reazione allergica in atto, sono giornate faticose ma istruttive, quando non divertenti.
Giornate in cui effettivamente ti accorgi  che sei in un altro mondo perché non conosci nemmeno le cose basilari (dove compare per esempio un cuscino o delle lenzuola a poco prezzo) e non sai bene come si chiamino le medicine (e questo, per un ipocondriaco, è piuttosto allarmante).
Passeggiare senza meta non ha prezzo e me lo concedo fintanto che non dovrò chiudermi in uno Starbucks a lavorare, o in qualunque altro posto trovi un buco in cui infilarmi.
I pensieri sono molti, devo dire. Farne l'elenco ha ben poco significato.

Ancora ho un po' paura ad uscire di casa col buio, ma passerà presto, spero. Passerà presto.
Anche perché la fuori, lo giuro, è pieno di boni lentigginosi inglesei dai capelli color di carota.
Ed ho una specie di incontentabile voglia di farmene uno, prima o poi.
Più prima che poi, magari.
zombieglam
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07/07/2008, ore 01:44

Se dovessi descrivere come sto ora, ad una settimana giusta dalla partenza, direi che non so.
Se mi si dovesse chiedere cosa vorrò fare una volta là, di nuovo risponderei con un non so.
Mi piacerebbe scrivere però, scrivere qualcosa di bello. Letteratura. O qualcosa del genere. Forse anche della Poesia perché in fondo non ci vuol che nulla a scrivere poesia, bastano solo le parole giuste.

Invero sono ancora bloccato da una svariata dose di paranoie e problemi di natura fisiologica. E mentirei se sostenessi che qualcosa è cambiato poiché non vi è molto di nuovo sul fronte occidentale.
Qualcosa cambierà però, in fondo. E allora dovrò mostrare a me stesso come reagire, come scorticare con devozione una buccia che dura da più di un lustro, pur sapendone quanto voi riguardo quel che vi troverò sotto.

Una parte grossa della mia decisone al partire l'ha fatta una conversazione di cui non voglio ricordare molto. La mia memoria è uno scolapaste colorato ed a volte aiuta nel processo di rimozione.
Ricordo però che ne uscii stranito e distante, chiedendomi come una persona potesse avere una considerazione così mostruosa di me e continuare a volermi comunque bene.
Ravvisai, lo rammento, che vi era qualcosa di stonato perché era troppo semplice pensare che avrei potuto far di meglio, che se già con così poco mi riusciva di ottenere qualcosa, avrei certo potuto di più con tutta la somma delle mie forze.
Una perniciosa Gestalt travestita da inusuale epifania.

Ha servito il suo scopo. Sebbene non vedo la direzione in cui vado, intuisco quello che vorrò avere tra le mani.
Come una notte di non molto tempo fa dove è iniziato tutto. Dove persino io ho pensato che avrei potuto provare di nuovo qualcosa che non fosse il catalogo triste della mia inadeguatezza.

Purtroppo mi conosco... so contro chi mi devo scontrare. So che i miei demoni hanno nomi precisi e chiedono un lauto pedaggio.
Ma il silenzio che c'è ora, su questa via pasciuta di traffico, è quello che desidero avere dentro prima di ricominciare da capo.
Un silenzio che non arriva e che cerco, con la sciocca consapevolezza di chi sa di stare facendo la cosa sbagliata che pure è l'unica scelta possibile.




zombieglam
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