"Life changes in a minute"
Vanessa Redgrave lo ripete a teatro, su un palco non più distante da me di 4 metri. Gli occhi sono il segreto dell'anima che mette in campo, con solo una sedia come sostegno e teli che sembrano mare.
Raccontare la vita di un'altra, del marito che le muore di fronte, della figlia che si accascia e non si rialza più su una spiaggia della California.
E' commuoversi un attimo, quell'attimo prima delle lacrime ricacciate poi indietro con forza.
Dopotutto non avere un cuore ha i suoi vantaggi.
Eppure si percepisce forte la distanza tra le persone, tra quello che sono e quello che è lei, come se i giochi dell'uomo animale sociale creino scale e distanze e infiniti abissi. Noi siamo gli spettatori, per ora. Siamo una folla di occhi dove lei guarda e sembra si soffermi proprio su te. Dove lei anticipa col corpo quel che giunge dopo con la voce, dove gioca a piangere il pianto di una madre senza più figli.
Il gioco delle perle di vetro è lì, a due passi. E' appena fuori dal bordo del palco, solca con passi larghi il mare di moquette che ci divide dalla porta.
E c'è paura e quasi bellezza nel non avere alcun controllo, nel non sapere dove andare o anche solo perché.
C'è il silenzio però, intervallato da musiche che fanno forse male al cuore.
Ma sono belle così.
Come la campane sul mare grigio di Brighton.
Dopotutto anche il Re più grande ha sempre perso il suo trono, in un modo o nell'altro.
Perché la vita cambia in un momento, in un soffio. E quando lo realizzi, quando lo capisci veramente, un brivido ti scorre lungo la schiena.
Il tempo è poco, le cose da provare ancora tante.
E amore e dolore sono parole così simili che quando le provi ti viene da sorridere. Quasi.
L'amore procede così... per scarti metabolici. Conosce prima la follia, poi la calma poi la lontananza. Poi infine arriva matura la scoperta.
Non credo di avere abbastanza parole per la bellezza che ho visto oggi. Certo è che so già con chi vorrò un giorno condividerla e l'idea è ancora più bella del parlarne stesso.
Hampstead ed il cimitero di Highgate sono l'una la brughiera assoggettata alla città e l'altro un cimitero di tombe che si sciolgono come creta.
L'idea di andare lì, a due passi da Camden e trovarsi di fronte un bosco immenso e perfetto e squisitamente inglese, è qualcosa che non mi sarebbe mai passat per la mente di tentare, se non ci fosse stata la mia Lady of Shallott a portarmici. Nascosto da case di estrema e ottocentesca bellezza, tornito da camini dalle forme più strane, il parco di Hampstead si taglia con una zolla di terra fresca e perfetta in cui è d'uopo perdersi e lasciarsi andare, poichè le parole non veicolano che parte dell'esperienza, una parte piccole e modesta. L'unico rammarico è non poterci vivere, per ora. L'unico rammarico è dover tornare al cemento della periferia, poichè questo è il destino di chi ha sogni ma non ha soldi.
Eppure per un pomeriggio è stato bello perdersi nella brughiera e subito accanto trovare un cimitero dalle tombe che come ceri cerimoniali si sciolgono al sole e alle intemperie.
Curiosi i cimiteri inglesi, curioso questo. Curioso come la natura si riprenda tutto, scoperchi le tombe, lasci crescere le more su lapidi grige e scolpite dalla pioggia e dal vento.
Gli alberi che scricchiolano, gli angeli che piangono con dita smussate e fuori dal perimeto case di gusto talmente neogotico che sì, si capisce perfettamente perché Tim Burton insista a vivere lì, ora e sempre.
Il dramma è presto detto: darsi al fashion victim più selvaggio e restare in una lurida topaia in centroo ammantarsi di vestiario fine ottocento e ritirarsi in una stanza lontanissima da una metro ma a due passi dal parco?
Curioso. Scopro di questa città ogni giorno cose nuove, ogni giorno la amo di più e ogni maledetto giorno mi chiedo perché cazzo ho aspettato così tanto a vederla finalmente. A viverla.
Curioso anche però che ad ogni passo ci sia da fare una scelta... poichè non si può imboccare la strada del fashion e continuare ad amare le t-shirt stampate, perché non si può essere punk inside e desiderare con tutto il cuore di avere i soldi per andare a fare il tè alle 5 da Fortnum & Mason sorseggiando champagne rosa.
Oddio. Quanto vorrei sapere cosa fare. Quanto vorrei avere soldi abbastanza per deliziarmi e lasciare che il glamour di questa città mi entri nelle ossa e vi si depositi dolcemente, come una malattia.
Ma tutto sta nel trovare la strada giusta. Come in un bosco.
Non ho ancora assaporato questa città, non del tutto almeno. La sorbisco a piccoli sorsi, come una bibita fresca nel caldo estivo. Ma qui caldo non è, anzi. E' una temperatura perfetta per vestirsi bene, portare il giacchino, la camicia. E piove sempre ma stranamente è anche sempre luminoso il giorno.
Apro il minuscolo armadio e scopro che sì, senza dubbio ho fatto davvero male la valigia. Non ho portato niente di utile, nulla di bello, tutto è assolutamente impossibile da mettere qui. E dal 15 di luglio ancora devo lavare una mutanda, ma ne ho almeno altre dieci di pulite da mettere prima di dover fare una lavatrice.
Forse è giusto così, alla fine. Come se per affrancarsi da sè stessi ci volesse anche in qualche modo un taglio drastico e sconclusionato coi propri vestiti, con le proprie abitudini (ma non con le mutande).
Quello che per ora ho inteso di questa città è che è difficile. E' sempre lei, è sempre bella. Ma è cresciuta in qualche modo in difficoltà e se ne sente l'odore. Non fatico a capire, per esempio, il perché di tanti problemi coi giovani virgulti di questa vecchia città... qui scorazzano in bande e insultano con acrimoniosa facilità chiunque passeggi per strada. Hanno in corpo una certa dose di cattiveria e sembrano non avere paura di niente. Sono curiosi... chissà dove finiranno tra qualche anno quando la loro gioventù lascerà il posto al dover prendersi delle responsabilità...
Ma resta comunque Londra, il suo cuore scuro è un frutto maturo da cogliere. Maturo in ogni stagione, maturo ad ogni angolo. Probabilmente anche velenoso (dicono).
La cosa bella del cambiamento è che ogni cosa è una novità, persino fare la spesa al supermercato.
La cosa brutta del cambiamento è che ogni cosa è una novità, persino prendere una pizza.
Tra questi due estremi però esiste un mondo di sfumature che attende di essere scoperto.
Con calma, con moderazione. Tutto cambia velocemente qui, ma resta sempre in qualche modo identico. Cambiano i nomi e nascono novità ogni giorno, come fiori su un prato sempre uguale da lontano.
Prossimamente proverò uno di questi fiori, avventurandomi nel mondo della "undeground London" come dicono qui, che ha visto nascere tanti gruppi e tante cose che amo.
Tutto questo, per il momento, in solitudine. E non c'è amarezza alcuna nel dire che la solitudine è assai piacevole qui, sebbene a tratti un po' noiosa in questi giorni causa uno stiramento di spalla.
E' scoprire un mondo nuovo, adeguare il mio inconscio a questo "hic et nunc" che non è più Italia ma è London. Che non è più italiano ma inglese, ma che ancora mi stupisce quando aprono la bocca e parlano quella loro lingua lì che mi piace così tanto e che ancora non capisco tanto bene.
Ma sarà mia a breve. Lo so già.
Sarà mia quando indosserò i vestiti nuovi e il cappello giusto e nella metro sentirò gli italiani parlare e stocerò un po' il naso, per gioco.
Perchè il segreto per me è negli oggetti, nella musica, nelle strade. La mia magia è così. Ha bisogno di numeri e taglie giuste e quel taglio di capelli perfetto. Ed un garofano verde sul bavero per chiudere il mistero.