So che molte cose sono cambiate in questi anni. Altrettante ne sono cambiate negli ultimi mesi mentre tutto cambierà a breve, definitivamente.
Non ho paura del cambiamento ma anzi lo attendo con ansia, nella speranza porti i frutti che deve portare.
Però ancora non ho compreso bene, non ho preso le giuste misure, ancora non ho delineate un abbozzo di strada. Ancora sono legato agli errori del passato e mi devo liberare da quella forma mentis che mi ha causato infine l'orrore da cui tento di scappare.
Eppure qualcosa accade. Certo, mi trovo a guardare a volte questo tempo che passa con una certa tristezza, complice il fatto che ancora non sono riuscito a mettermi l'anima in pace riguardo i molti strati della mia personale ed inattaccabile solitudine.
Piacerebbe a tutti essere stupiti da un evento inaspettato, da un qualcosa che arrivi e meravigliosamente ci dia una dritta o anche solo una scossa, un dito puntato verso una metaforica luna, affinchè sia finalmente tempo di conquistarne le grigie spiagge.
Eppure ricominciare tutto da capo ha un sapore incredibilmente inebriante in termini di libertà e volontà di decisione, sebbene lasci inquietanti quesiti su dove iniziare.
Anche solo per trovare interessanti personaggi di cui scrivere, con dolcezza e calma, prima di andare a letto.
Eppure la potenza delle cose ancora mi sconvolge. La musica nelle orecchie, gli sguardi strani della gente (ah sì, anche qui, non crediate mi sia liberato dal mio essere fuori luogo... qui però è più placido, e risulta scomodo solo in determinati guartieri. In altri è un'invaluabile tesoro... il problema è andarci a vivere in questi "altri"), certi posti coperti di muschio.
Vivere tutto con efferata forza, ecco cosa faccio.
Devo inserire in questo pattern un gioco di pura superficiale perfezione (come potrebbe essere un guardaroba nuovo, per esempio - soldi permettendo of course) ed il gioco è fatto.
Continuo a sognare fiori di loto e capitelli egizi, continuo a pensare ad una certa frase e cerco il modo di metterla in pratica, con leggerezza.
Forse è tempo di tornare di nuovo alla superficie, giacché abbiamo visto quando è profondo il mare e quindi ora ne conosciamo i moti ed ogni giorno ci svegliamo per combatterne i flutti.
Ma il sapore dolce di essere un gioco, svenevole o deciso, silenzioso o disturbante... un gioco. Il diversivo di una serata, il sottile dispiacere di una battuta ed il sorriso per l'ennesima efferata cattiveria.
Un gioco dannatamente difficile in un'altra lingua, come Virginia sosteneva. Ma stiamo prendendo le precauzioni del caso, oibò.
Dovrei aver imparato alla fine, come vanno le cose. Eppure non c'è gioia più semplice della scoperta di non aver compreso nulla e ricominciare da capo seppure, lo ammetto, è follemente difficile.
So bene di aver speso il gettone del cuore molto tempo fa.
Prima ci sono state due paia di braccia e di occhi, occhi nocciola e occhi verdi, braccia bianche e muscolose, braccia lunghe e scure... e poi i profumi ed i capelli per cui ancora ho un'ossessione neanche troppo nascosta e la mia passione per i divani rossi. Dopo c'è stato l'uomo dal deserto e le sue canzoni, parole a cui ancora non riesco a trovare un paragone e silenzi che sembrano mare e sabbia e montagne.
Immagino dunque che queste esperienze così inusuali abbiano plasmato il mio modo di vedere le cose e ora, no, non mi so accontentare.
Come se fossi un fiore prezioso, come se avessi la presunzione di valere qualcosa di più di un ciotolo di fiume verdastro, mi hanno cullato i ricordi ed i desideri. Fino a quel punto in cui ricordi e desideri erano meglio della sempre tiepida realtà e dovevo solo sognare per stare bene.
Ma ora sono qui, solitario a guardare la brughiera e l'orizzonte. Piccole rughe ormai si accalcano per cercare un posto in prima fila sul mio volto. Pensavo gli occhi sarebbero stati gli ultimi a tradirmi e invece mi lasciano per primi, accumulando dolci ragnatele come se fosse di mattina la rugiada.
Ora sono qui e ancora non so cosa fare. Qui tutto spinge a correre e respiare forte, qui tutto spinge a lasciare ogni cosa e andare avanti come un metaforico treno o faranno di te graziosa carta da parati.
Ma sarà poi giusto? Non è giunto infine il giorno in cui io possa smettere le mie paure e guardare al tempo che passa come ad un compagno, piuttosto che come il sommo nemico? Più Egli passa, più si accumulano sulla strada sorrisi smaglianti, occhi belli come soli, pelli ancora fresche che sanno di bimbo... e più ne vedo accumularsi più sento quanto spingano via, come un mare, verso una sconosciuta terra ad Ovest.
Ho ancora così tanto da fare e da vedere e non si è smorzato l'entusiasmo. Solo capisco un poco di più, vedo gli errori con rinnovato rigore.
Intravedo una sorta di strada da intraprendere e so che sarà difficile e irta di ostacoli che so dovrò affrontare da solo... e questo in qualche modo fa male.
L'Eremita è la mia carta, solo per scelta propria ma anche per scelta degli altri.
Col mio bastone si presuppone io vada dove ancora uomo non è andato, ad illuminare la strada per quelli che verranno dopo, con guance rubizze e culetti perfetti. Quelli che avranno il coraggio che io non ho avuto.
Il coraggio di credere ai propri sogni e il coraggio d'amare.
Solo vorrei trovare consolazione, come sempre. Cullo il sogno della comprensione aldilà di ogni possibile male.
Come se fosse perfetto non essere più uno, ma trino.
Come se ad affrontare infine la strada di questo uggioso Labirinto, non si debba essere soli.
Però ho imparato a tacere, finalmente. A riporre le cose come avvolte di velluto dentro uno scrigno.
Allora ci metterò ora anche questi pensieri e vedrò tra qualche mese, o qualche anno, che fine hanno fatto.
Se per allora avrò girato l'angolo giusto al momento giusto, se per allora avrò trovato quegli occhi che aspetto da così tanto tempo, non è dato sapere.
Ma sarà per allora importante ricordare che ci ho provato, che ho aspettato, che ho sperato.
Che il mio posto in tutto questo è stato anche quello, essere un fiore strano e distante che sporge da una siepe alta e scura così da stupire chi alza la testa al cielo per guardare le nuvole.